RICORDO DI JOEY RAMONE

LA VOCE DEL PUNK

 

di Alessandro Tozzi

 

Incredibile, sono già 10 anni che è venuto a mancare Joey Ramone, voce e demonio dei Ramones, uno tra i pochi gruppi del secolo scorso a potersi vantare di aver inventato qualcosa in musica.

Nato e morto a New York ma forse poco americano nella sua anima, muore il 15 aprile 2001, 26 giorni prima di compiere 50 anni, per il solito tumore, male del secolo e del millennio. Due mesi dopo toccherà al bassista Dee Dee Ramone, nel 2004 a Johnny Ramone, gli altri componenti facciano i dovuti scongiuri perché quello dei Ramones sembra uno sterminio preordinato.

Intanto nel 2002 i Ramones entrano a far parte della Rock & Roll Hall of Fame: come al solito, ci vuole il sacrificio umano per certi riconoscimenti!

Inutile ricordare che Joey è stato la voce assatanata dei Ramones, inizialmente semplice batterista proveniente dagli Snipers, poi promosso cantante per le difficoltà di Dee Dee al microfono e al basso contemporaneamente.

Mai mossa fu più indovinata: quel capello lungo, quasi unto, quell’immancabile giubbotto nero, quegli occhialini tondi alla John Lennon e anche quegli stivaloni rosa ne hanno fatto un’icona del punk.

In quegli anni sembrava si ripetesse l’antico dualismo tra Beatles e Rolling Stones, stavolta oggetto della discussione era il punk e le forze in campo erano i Ramones e i Sex Pistols. Il fenomeno punk, ha rivelato poi la storia, almeno a livello internazionale si è sgonfiato forse più in fretta di come si sia imposto, salvo però conservare da quel momento un suo zoccolo duro.

Con le dovute proporzioni e distinzioni, negli ultimi anni qualche buona espressione c’è stata; i nomi che mi vengono in mente sono Green Day e Offspring ma probabilmente si è perduta per sempre la magia di quell’attimo fuggente, quella rabbia, quella ribellione a prescindere, quella vita in mezzo alla strada, quell’aspetto straccione anche con le tasche un po’ più piene: i tratti distintivi di Joey.

Il gruppo, coi suoi cambi di formazioni e i problemi d’ogni tipo, si è trascinato fino al 1996, ad un’ultima esibizione dal vivo, seguita da un album dal perentorio titolo Adios amigos. I Ramones, per quanto omaggiati, citati e ringraziati dai grandissimi di tutto il mondo, non vendevano più, semplicemente il loro tempo era finito, il pubblico medio si era fatto più “borghese”.

Però ci restano le forsennate interpretazioni, sempre sovrapposte ai ritmi elevatissimi della band: Blitzkrieg bop, Sheena is a punk rocker o You’re gonna kill that girl sono solo dei titoli da citare in rappresentanza della grandezza di Joey e dei Ramones, di quel tornado elettrico che ti investiva, e che dal vivo era ancora più impressionante rispetto alla versione studio.

Ma forse quel che più resta di lui è quell’urlo “One, two, three, four” lanciato dal palco quando non voleva proprio darti tregua, nemmeno tra un pezzo e l’altro. Una vita ad alta velocità, non so se avremmo mai visto il punk senza di lui.

 

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