RED HOT CHILI PEPPERS DOPO 5 ANNI
BUONO SENZA SBALORDIRE “I’M WITH YOU”
di Alessandro Tozzi
RED
HOT CHILI PEPPERS – I’M WITH YOU – WARNER BROS RECORDS - 2011
Produzione: Rick Rubin
Formazione: Anthony Kiedis – voce; Josh Klinghoffer – chitarra e cori; Michael “Flea” Balzary – basso, piano e cori; Chad Smith – batteria
Titoli: 1 –Monarchy of roses; 2 – Factory of faith; 3 – Brendan’s death song; 4 – Ethiopia; 5 – Annie wants a baby; 6 – Look around; 7 – The adventures of Rain Dance Maggie; 8 – Did I let you know; 9 – Goodbye hooray; 10 – Happiness loves company; 11 – Police station; 12 – Even you Brutus?; 13 – Meet me at the corner; 14 – Dance, dance, dance
L’ascolto di questo disco alla terza ripetizione mi ha convinto della sproporzione tra l’attesa che lo ha accompagnato e il suo effettivo valore.
Intendiamoci,
è un buon disco di pop-rock ma ordinario, almeno rispetto all’abilità che hanno
spesso avuto i Peppers a stupire. Introdotto dal video di The adventures of
Rain Dance Maggie con la band, idea già ampiamente riciclata, di suonare sul
tetto, e soprattutto, questo si che è innovativo, dalla diretta del 30 agosto da
Colonia trasmessa in 900 sale cinematografiche nel mondo, con esecuzione
integrale del nuovo album, l’ascolto nudo e crudo lo individua come naturale
seguito del predecessore Stadium Arcadium del 2006.
I Peppers sono ormai questi: un ottimo gruppo di rock che oscilla tra il funky e il pop, con alta percentuale di pezzi costruiti senza per niente ignorare l’aspetto commerciale. Poi posso precisare che questo avviene anche con buoni risultati a volte, altre con risultati normali.
Ad
esempio il sottoscritto ha apprezzato molto l’opener Monarchy of roses,
dal sound sporco e distorto come ai bei tempi ma comunque orecchiabile il
giusto; e anche la seguente Factory of faith, col basso di Flea al
massacro come di consueto e la voce di Kiedis in un insolito attacco alla
Jamiroquai.
Su questi livelli Look around, con un po’ di parlato simil-rap e un po’ di voce schizofrenica che ricorda vagamente Suck my kiss, e almeno per grinta anche Goodbye hooray, per quanto non sia un pezzo straordinario. Invece il singolo The adventures of Rain Dance Maggie ripresenta il tono lamentoso della pur meravigliosa Other side del 1999, da Californication. Evidentemente si è voluto riproporre la formula vincente di allora.
Per il resto molte ballad, che stanno diventando una seconda specialità dei Peppers: una Happiness loves company che inizia con un insolito piano o una Brendan’s death song prevalentemente acustica salvo una piccola arrabbiatura centrale.
C’è
anche qualche anomalia messa qua e là per “darsi un contegno”, ma il più delle
volte è appena accennata, leggasi il breve solo di tromba di Did I let you
know oppure l’armonica di Even you Brutus? Ma gli ultimi due episodi,
Meet me at the corner e Dance, dance, dance concludono il lavoro
lasciando forse una punta di delusione alle aspettative degli appassionati di un
tempo, sia perché manca la perla finale dal punto di vista qualitativo, sia
perché si tratta di due episodi eccessivamente morbidi.
Il nuovo elemento Josh Klinghoffer poco si distingue, nel bene e nel male, mentre Flea e Smith picchiano come sempre, almeno nei brani in cui è necessario. La bravura di Kiedis è intatta, nel suo trasformarsi da un pezzo all’altro.
Nel complesso il lavoro che era prevedibile attendersi dai Peppers dell’ultima decina d’anni, che piacciano o no, ma comunque realizzato con mestiere e dedizione. Non tutto può passare alla storia.