I R.E.M. VANNO SUL SICURO

UNA SPECIE DI SUMMA IL NUOVO ALBUM

 

di Alessandro Tozzi

 

R.E.M. – COLLAPSE INTO NOW – WARNER BROS – 2011

Produzione: R.E.M. & Jacknife Lee

Formazione: Michael Stipe – voce; Peter Buck – chitarre; Mike Mills – basso

Titoli: 1 – Discoverer; 2 – All the best; 3 – Uberlin; 4 – Oh my heart; 5 – It happened today (con Eddie Vedder); 6 – Every day is yours to win; 7 – Mine smell like honey; 8 – Walk is back; 9 – Alligator aviator autopilot antimatter (con Peaches); 10 – That someone is you; 11 – Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I; 12 – Blue (con Patty Smith)

 

Questo è un disco che potrebbe dividere perché contiene R.E.M. al 100% mescolando però le sonorità e le caratteristiche di tutti i diversi periodi della band.

E’ tutto R.E.M. ma sono 12 pezzi anche molto diversi tra loro, e questo rende merito al gruppo per la sua versatilità; in pratica non c’è quella ricerca del sound tipica della produzione di un nuovo disco, ma sembra piuttosto una compilation di canzoni scritte e arrangiate in vari momenti.

Ad esempio Mine smell like honey, col suo video in cui il cantante Michael Stipe viene maltrattato, riporta più alla grinta dei primi tempi, mentre l’altro video, It happened today, che inizia in bianco e nero e si colora dopo un paio di minuti, rivela quelle piccole sperimentazioni, quel qualcosa di meditabondo difficile anche da cogliere al volo. Invece la doppietta iniziale Discoverer e All the best mette in vetrina soprattutto le chitarre di Peter Buck, molto energiche qui per poi rilassarsi e di molto in altri frangenti, come Walk it back oppure Oh my heart, con ottime parti acustiche.

Il mestiere è naturalmente notevole e perciò il trucco, se c’è, non si vede, perché al tirar delle somme il ritmo generale del disco è sempre buono, anche se ha più il suono della playlist che dell’album come tradizionalmente concepito.

Il lavoro di produzione è stato insomma molto basato sul cesello, pur nell’apparente disordine, e anche la scelta degli ospiti di riguardo tiene fede a questa voluta eterogeneità: un potente del metal come Eddie Vedder che appare però sotto sfruttato in It happened today, l’ambigua Peaches (forse il duetto realizzato per Alligator aviator autopilot antimatter va metabolizzato coi giusti tempi) per chiudere poi col pezzo grosso della storia del rock, Patty Smith, che conclude Blue e lascia spazio al richiamo dell’iniziale Discoverer, come a certificare un disco, un gruppo, una carriera.

Ad ogni modo i tre garantiscono una performance del consueto livello e di questi tempi c’è bisogno di certezze simili.

 

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