MARLENE KUNTZ COME AI VECCHI TEMPI
MARLENE KUNTZ – Ricoveri virtuali & sexy solitudini – Sony - 2010
di Alessandro Tozzi
PRODUZIONE:
Howie B, Beppe Godano & Gianni Maroccolo
FORMAZIONE: Cristiano Godano – voce e chitarre; Riccardo Tesio – chitarre; Luca Lagash Saporiti – basso; Davide Arneodo – violini e tastiere; Luca Bergia – batteria
TITOLI: 1 – Ricovero virtuale; 2 – Paolo anima salva; 3 – Orizzonti; 4 – Io & me; 5 – Vivo; 6 – Oasi; 7 – Un piacere speciale; 8 – L’artista; 9 – Pornorima; 10 – L’idiota; 11 – Scatti
Ritorno in buona parte all’antico per Cristiano Godano e compagni, almeno in molti degli episodi che caratterizzano questo disco.
Ritorno assolutamente gradito dal sottoscritto e probabilmente dai fedelissimi del gruppo, perché si è tornati a quella meravigliosa unione vincente tra il rock elettrico degli esordi e i testi, spunti di riflessione, spesso controcorrente.
Dal punto di vista musicale il sound è complesso, dal secondo ascolto in poi filtrano dettagli in profondità che arricchiscono di molto i pezzi.
Le chitarre di Godano e Tesio imperversano, naturalmente non in termini di virtuosismi puri, ma nel dare sensazioni, come quell’incantesimo della parte centrale di L’idiota o nell’avvio di Oasi. Anche certe cupezze del basso di Lagash danno il loro contributo all’effetto “vecchi tempi”, come si avverte nei ritmi ipnotici di Pornorima o nell’attacco di Io & me, roba da ricordare i grandi momenti di Retrattile, Sonica o Ho ucciso paranoia, i classici che hanno creato il seguito della band.
In realtà c’è qualche controcanto (Vivo, Un piacere speciale) che sembra leggermente fuori posto e non coerente col resto, ma concediamo pure tutte le attenuanti ad un encomiabile Cristiano Godano, che comunque non ci fa mancare nulla come lavoro chitarristico e soprattutto come performance vocale: in Io & me esibisce quella sua capacità di alternare melodia e giusta cattiveria, in molti pezzi la voce viene filtrata e l’effetto antichità aumenta. E’ una cattiveria diversa, questa, non più quella del ventenne chiuso in gabbia, ma quella di un uomo maturo, che lascia sempre trasparire qualcosa in più di quel che sembra; quasi enigmatico il cantato di Pornorima.
Anche i pezzi meno aggressivi, tipo L’artista o la stessa Vivo, sono pur sempre molto elettrici e sembrano conservare questa tensione nervosa di fondo, invogliano immediatamente al secondo ascolto, lo senti subito che qualcosa ti è sfuggito. C’è una logica dall’inizio alla fine del disco.
Capitolo a parte va aperto per i testi: l’opener Ricovero virtuale è una netta presa di posizione contro il download, e a più riprese torna a galla il concetto della solitudine (Io & me, L’idiota) anche e soprattutto come conseguenza diretta delle videodipendenza. Debole soltanto Paolo anima salva, anche nelle musiche oltre che nei testi, chissà perché prescelto come singolo.
Ma è un piccolo neo, per il resto… bentornati Marlene Kuntz!