RIO
di Claudia Pandolfi
Titolo
originale: Rio
Genere: Animazione
Nazione: U.S.A
Anno di produzione: 2011
Durata: 96 Minuti
Regia: Carlos Saldanha
Blu è una rara specie di ara che, durante un incidente di trasporto, viene abbandonato in Minnesota. Per strada lo trova Linda, una bambina che cresce con lui allevandolo quasi sempre fra le mura domestiche. Anni dopo si presenta alla libreria di Linda l'ornitologo Tullio, informandola che Blu è l'ultimo esemplare maschio della sua specie e che ne è stato trovato da poco un esemplare femmina di nome Gioiel a Rio de Janeiro. Dopo un'iniziale difficoltà Tullio riesce a convincere Linda dell'importanza dell'accoppiamento fra i due uccelli e Blu parte per il Brasile.
A
volte, si sa, i sogni si realizzano, e così è accaduto a Carlos Saldanha,
regista di Rio de Janerio famoso per la trilogia de “L’era glaciale”, che ha
potuto realizzare il film che ha sempre desiderato: “Rio”, storia di un
pappagallo in animazione 3d ambientata nella coloratissima e vivace metropoli
brasiliana. L’amore del regista per la sua città natale trapela forte in questa
operazione, tanto che alla fine della visione si ha una voglia matta di prendere
il primo aereo per il Brasile, voglia che sorpassa quella molto debole di voler
rivedere il film, alla fine non proprio eccezionale.
Se
difatti si toglie il mirabile lavoro svolto nella digitalizzazione della
bellissima Rio e dintorni, gustabile durante il film da tutti i possibili punti
di vista e altitudini, quel che rimane è un intreccio alquanto debole che,
giocoforza, si deve poggiare su una moltitudine di personaggi secondari atti a
dare brio al narrato. Diversi di questi ci riescono anche piuttosto bene
(simpatiche le scimmie o il canarino con il tappo di bottiglia come cappello),
ma si avverte che sono dei tappabuchi ad una storia che, anche per quel che
riguarda le tematiche proposte, non brilla. L’importanza di credere in quel che
siamo o il rispetto per la natura non sono certo argomenti del tutto nuovi, e
non sono trattati con particolare originalità e profondità.
Insomma, a “Rio” manca un soggetto forte di base e questo lo rende inferiore agli esempi più riusciti del cinema d’animazione, fra cui possiamo citare anche “L’era glaciale”. Spesso risulta più una mera galleria di macchiette che altro, con inevitabili conseguenze sul livello di coinvolgimento, sempre contenuto. Dal punto di vista tecnico il film si difende più che bene, anche se gli “umani” non sono proprio il massimo. Insomma, un film simpatico ma niente di più