ROME + KLEIN FOTOGRAFIE 1956-1960
Maison Europeen de la photografie
dal 5 ottobre 2011 all’8 gennaio 2012
di Claudia Pandolfi
"Roma
é un film, e Klein l'ha realizzato" Federico Fellini
Un talentuoso giovane americano, cresciuto nelle strade di New York, si trova con un apparecchio fotografico tra le mani a bighellonare tra le vie di Roma. Potrei domandare di meglio ? E’ quello che sicuramente si é detto William Klein nel 1958 quando é atterrato a Roma.
Il pretesto era un incontro con Federico Felilni, al quale Klein si presenta con l’audacia della giovinezza, per chiedere un incontro. Klein stesso racconta: Roma é la mia città porta fortuna. Nel 1956, pubblico il mio libro di foto su New York sotto l’influenza di tutta una generazione di fotografi. In questo periodo, ero soprattutto un pittore astratto, ma la pittura, quella che producevo io, concettuale e geometrica, non mi permetteva di trovare una forma di espressione originale, cosi’ ho cominciato a esprimermi con la fotografia.
Dopo il libro su New York, ho avuto voglia di capovolgere la macchina fotografica e il moi obiettivo é diventato il cinema. Ero un ammiratore di Fellini e sono riuscito a organizzare un incontro con lui a Parigi e, volevo rendergli omaggio regalandogli un esemplare del moi libro. Lui mi ha risposto"ce l’ho già, é sul moi comodino. Perché non vieni a Roma e diventi il moi assistente ?" avevo vent’anni e cosi’, semplicemente, arrivai a Roma.
Ma
niente va come previsto. In piu’ Fellini aveva già numerosi assistenti e non era
pronto a passare il testimone. Il casting é in corso (un momento da sogno per un
giovane americano !) ma altri problemi rallentano il lavoro e rimettono in
questione il progetto. Cosa resta da fare a Klein ?.....niente, o tutto.
Certamente, Federico Fellini aveva già una schiera di assistenti ma io lavoravo direttamente con lui sul casting di « Le nottid i Cabiria », documentando una flotta di prostitute e di papponi e cercando dei luoghi dove girare. Il film alla fine fu proiettato e ando’ bene ma io pensai « ho fatto un libro su New York, perché non farne uno su Roma ? »
E questa Roma degli anni ’50, accogliente e festiva, gli ha aperto le porte con bonarietà e sarcasmo. All’epoca le vie strette, le rovine della città riparavano gli artisti, scrittori e registi dal mondo intero. La tradizione del Grand Tour, che durante i secoli ha formato generazioni di giovani artisti europei e americani, rinasce in Klein di fronte a una Roma da scoprire. Le sue « passeggiate romane » hanno per guida delle personalità eccezionali come Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano, Alberto Moravia, Giangiacomo Feltrinelli. Sono loro che gli hanno fornito la chiave di una città apparentemente facile da vivere, frizzante e gaia, ma in realtà molto complessa. Si ritrovano al Café Rosati di Piazza del Popolo, percorrono le periferie e i nuovi quartieri, passano le domeniche sulla spiaggia di Ostia sotto lo sguardo e i sorrisi nascosti dei ragazzi di vita di Pasolini, passeggiano lungo il Foro, tra i gruppi di soldati in congedo o a San Pietro tra le religiose in estasi.
Klein
decide allora di misurarsi con uno dei temi che gli diventeranno molto cari,
raccontare grazie alle immagini una città sconosciuta, raccontare la sua anima,
la sua forza, osservando i suoi abitanti e lo spirito che li unisce.
Se New York era stato un giornale visuale, rude e irregolare, legato a doppio filo al paese, Roma é un’altra cosa, é una lingua da imparare, una città criptata da conoscere. Bisogna comprendere come la gente vive, da dove proviene questa leggera ironia che permette di sopportare il peso di un paese che ha un’eredità cosi’ ingombrante fatta di Imperatori e Papi. Come essere in grado di muoversi, tra le piazze antiche e le automobili moderne, di fronte ad un avvenire incerto ma pieno di speranza, dopo tanti anni bui del dopo-guerra. Bisogna misurare il peso di una città che é ancora un luogo altamente spirituale dove il Vaticano non decide solamente le ore delle preghiere ma ugualmente la politica interna.
Ecco a cosa somiglia Roma negli anni ’50, ecco cosa Klein, con tentusiasmo, intelligenza, tenerezza e ironia, ci fa vedere con le sue fotografie.
Mette a punto un metodo che sperimenterà di nuovo con Tokio, Mosca e, piu’ recentemente, Parigi, la città dove ha deciso, dopo 50 anni, di abitare.
Per
entrare nella Roma di Klein, bisogna essere pronti a scoprire, senza alcuna
remora e allo stesso modo, senza gerarchie, i graffiti sui muri e i ritratti
realizzati dagli artisti celebri, i disegnatori di giornali, i cartelloni
pubblicitari e le cartoline del Foro romano. Ispirato dalla diversità, Klein
fotografa i notabili e i semplici figuranti di Cinecittà o, per la prima volta,
porta la moda sulla strada, faendo posare le modelle elegantemente vestite in
scene di vita quotidiana.
Nelle sue foto, come nei libri pubblicati oggi in una nuova veste editoriale,
tutto converge in un ritmo accelerato e caotico.
Il respiro di una città. Tutto questo é Roma, niente escluso.
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