VINCENT ROSENBLATT
Rio Baile Funk
MEP Maison Européenne de la Photografie
dal 9 febbrario al 10 aprile 2011
Di Claudia Pandolfi
Vincent
Rosenblatt soggiorna per la prima volta in Brasile nel 1999 in un quadro di
scambio con l'École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Fa la
prima esperienza di frammentazione sociale all’interno delle città dai muri
invisibili che separano le "morros" (favelas) e "l'asfalto" (la città
ufficiale), sebbene vicino a Rio.
Dal 2005 al 2010, in un contesto di relativa assenza di politizzazione delle favelas, il fotografo percepisce una forma di dissidenza nell’eco che a lui perviene dai Bailes Funks, i cui bassi e le grida vibranti risvegliano il sonno delle classi benestante. In seguito, il suo scandire i “suoni del sistema”, lo aiutano a scoprire un’altra Rio, non quella delle spiagge ma un oceano periferico che fa da riparo ai suoi abitanti, malgrado i divieti e la repressione frequente della polizia militare.
"Attirato irresistibilmente da queste vibrazioni che scuotono le fondamenta della benpensante buona educazione sociale e l’illusione dell’integrazione sociale brasiliana, ho saputo molto presto che dovevo trovare una via per essere accettato e farlo al più presto ».
Come una sorta di rituale di accoglienza, ha mostrato le sue prime immagini, sistemate in una piccola scatola in metallo, a DJs, MC's, impresario di Bailes Funk dei clubs della periferia, che mi ha aperto le sue porte.
Lo stesso rituale si
è ripetuto in molte favelas, di fronte ai guerrieri locali che hanno capito
allora che il fotografo non era lì per denunciare, ma per accedere ai
funkeiros, testimoni della bellezza delle danzatrici che molto spesso non
escono dal ghetto e perché il Baile è una forma di catarsi.
Il Baile Funk della favela sorprende il testimone « straniero » per la sua disciplina, il rispetto dell’altro, ragazzi e ragazze, danzatrici e junkie. Parata di fierezza, di creazione e ricerca di coreografie collettive, nessun ragazzo si avvicina troppo ad una ragazza a meno si essere invitato e non solamente per evitare di urtare la sensibilità di una gang locale. Le parole ultra sessuali o guerriere del baile della favela sono come dei messaggi simbolici senza passaggio all’atto. L’eleganza dei gesti, dei passi, che trattengono la folla in una transe collettiva che non è turbamento per la presenza dei banditi che sfilano, armi in pugno, e scandiscono il suono del DJ con raffiche di colpi in cielo!
I MC´s (Master of Ceremony, i brasiliani hanno adottato i termini dell’ Hip Hop) cantano la guerra tra gangs e i loro fatti d’arme contro la polizia, legandoli alla gloria per Cristo, per passare alla Putaria – digressione sessuale esplicita. Il baile funk della favela è l’espressione della libertà di parola assoluta. Un popolo di lavoratori oppressi si riversa, a ogni baile, e urla la scala dei valori al ritmo sismico dei bassi che rimbalzano sugli enormi muri di cinta. Quanto agli adolescenti « cariocas” dei quartieri alti, che vanno ai Baile Funk, questi si vogliono confondere alle forze vive dalla città, per abolire per un momento le differenze, mischiarsi a realtà crude, una verità ben differente dall’immagine di una società pacifica progettata e dipinta per le novelas.
Oggi il baile funk ha acquisito ben altri spazi nella città, come le scuole di Samba, che li accolgono, al di fuori stagione del carnevale, o i clubs e le associazioni sportive tradizionali.
Qui la polizia spia gli eccessi dei testi dei rapper. I bailes hanno sofferto ondate di repressione durante gli ultimi 15 anni e devono rispettare dei limiti per non vedere censurati i propri pezzi. I rapper più apprezzati suonano una versione purgata dei loro appelli troppo guerrieri o troppo sessuali. I MC´s come Mister Catra, adulato sa Funk Carioca, registrano sovente due versioni dei loro nuovo titoli.
A
questa censura di parole, nei quartieri alti, corrisponde una più grande libertà
di costume, possibilità di abbordare ragazzi e ragazze, da gesti più rischiosi.
Nelle Bailes dei club, la posta è altra, non si tratta solamente di
affermare la propria identità ma di andare incontro ad altro: i bailes
sono luoghi unici, con costante mix sociale, di scambio di nuovi passi di danza,
di riti d’amicizia, di possessione di territori.
Durante le innumerevoli notti bianche, Vincent Rosenblatt tenta di accompagnare il ritmo di una generazione che rischia la propria vita andando a ballare e si ritrova, malgrado il disprezzo delle élites, divulgata dalla televisione e dalla stampa.
Al di la delle feste, il Baile Funk è una necessità vitale, un diritto cultuale che la gioventù, in maggioranza afro-brasiliana si arroga senza consultare nessuno.
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