IL FESTIVAL VISTO DA CASA
di Pierluigi D’Addario
Non
è un paese per vecchi ma di certo è stato il festival di Vecchioni.
Si è conclusa sabato 19 febbraio la 61° edizione del Festival della canzone italiana con la vittoria (strameritata) del “professore” con il brano Chiamami ancora amore davanti ad Emma e i Modà e al sempreverde Al Bano.
Un’edizione, quella appena conclusa, che ha avuto come filo conduttore quello della celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia, tanto è vero che il picco di ascolti delle 5 serate si è avuto giovedi 17 febbraio in coincidenza con l’intervento di Roberto Benigni, incentrato proprio sull’esegesi dell’inno di Mameli e sul racconto degli avvenimenti che portarono all’unità d’Italia.
Il comico (termine riduttivo) toscano ha dato anche spunti in merito alle attuali vicende della politica italiana non rinunciando alla sua mirata e pungente ironia.
Ma Sanremo è stato anche Gianni Morandi, alla sua prima vera conduzione di un
certo spessore dopo quelle inerenti agli spettacoli, quasi autobiografici,
trasmessi negli anni scorsi sempre da Raiuno e che, visti i dati Auditel, hanno
indotto i dirigenti Rai ad affidargli il Festival.
La “squadra” capitanata dal Gianni nazionale e formata inoltre da Elisabetta Canalis, Belen Rodriguez (più spigliata ed elegante della collega), Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu (formidabili per ironia e simpatia) se l’è cavata piuttosto bene, tranne qualche piccolo impaccio nella prima puntata, complice l’emozione, e gli ascolti lo stanno a testimoniare.
Diverso il giudizio sugli ospiti stranieri sempre più stra…pagati quanto evanescenti nei contenuti; non credo infatti che il pubblico da casa o quello del Teatro Ariston sentisse il bisogno di ascoltare un Andy Garcia relegato al ruolo di pianista da piano bar, al quale non si riusciva a fare una domanda diversa da quelle sulla bellezza delle donne italiane o sulle sue lontane origini italiche.
I
brani presentati dai vari artisti, categoria giovani compresa, mi sono parsi
tutti gradevoli all’ascolto, ovviamente con le dovute differenze nella
composizione dei testi poiché non sempre un buon testo si abbina ad
un’altrettanto buona melodia, ed infatti mi sento di poter dire a titolo
puramente personale e da semplice telespettatore che i brani migliori mi sono
sembrati, oltre quello del vincitore Vecchioni, anche quello del duo
Madonia/Battiato e di un sorprendente Al Bano (testo esaltato da Michele Placido
nella serata dei duetti di venerdi 18) e della novità Raphael
Gualazzi,
un po’ Buscaglione e un po’ Paolo Conte, anch’egli giusto vincitore della
categoria giovani.
Insomma anche quest’anno mi ero riproposto di non farmi prendere troppo dal Festival ma come da tanti anni a questa parte alla fine ho ceduto e ho seguito con interesse tutte le serate.
Al prossimo Festival (tanto ci ricasco ma non ditelo a nessuno).