LA CHIAMATA ALLE ARMI DEI SAXON

GLI INOSSIDABILI NON MOLLANO MAI

 

di Alessandro Tozzi

 

SAXON – CALL TO ARMS – UDR - 2011

Produzione: Biff Byford & Toby Jepson

Formazione: Biff Byford – voce; Paul Quinn – chitarra; Doug Scarratt – chitarra; Nibbs Carter – basso; Nigel Glocker - batteria

Titoli: 1 – Hammer of the Gods; 2 – Back in 79; 3 – Surviving against the odds; 4 – Mists of Avalon; 5 – Call to arms; 6 – Chasing the bullet; 7 – Afterburner; 8 – When doomsday comes (hybrid theory); 9 – No rest for the wicked; 10 – Ballad of the working man; 11 – Call to arms (orchestral version)

Bonus disc Saxon live at Donington 1980: 1 – Motorcycle man; 2 – Still fit to boogie; 3 – Freeway mad; 4 – Backs to the wall; 5 – Wheels of steel; 6 – Bap shu up; 7 – 747 (Strangers in the night)

 

Quando si parla di un gruppo con questa storia si rischia sempre di farsi travolgere dai sentimenti per quel che è stato, ma chiariamo subito che questo disco è di grande valore non solo per motivi affettivi, ma ha molti contenuti veri.

La voce di Biff migliora col tempo come il buon vino, è meno lancinante rispetto all’epoca d’oro ma ugualmente potente e ha acquisito nel timbro proprio quella sorta di maturità, è davvero “evoluta”.

Il sound è pieno, potente dove occorre, grazie soprattutto all’apprezzata performance delle due chitarre, e in paio di episodi arricchito dalle tastiere di Don Airey. Batteria e basso sono due martelli pneumatici che non mancano un colpo.

L’avvio di Hammer of the Gods mette subito zitti e mosca tutti gli scettici riguardo la voce di Biff Byford, che come detto regge benissimo. A seguire Back in 79, che come suggerisce il titolo intende rinverdire i fasti di un tempo, e ci riesce, nonostante l’attacco un po’ troppo rubato a Denim & leather, pezzo dell’omonimo album del 1981. Brano dal retrogusto forte, concluso proprio dal “coro dei 79”, 79 seguaci del gruppo riuniti per l’occasione.

Anche l’alta velocità della successiva Surviving against the odds  mostra che i Saxon sono ancora capaci di comporre metal. E poi c’è Call to arms stessa, sintesi perfetta dello spirito del disco, quella chiamata alle armi dell’esercito del metal, storia proprio di una chiamata al fronte sperando in Dio, aperta e chiusa da un malinconico Biff, forse non proprio nel suo elemento in questa veste, ma carica di emozioni nella parte centrale, dominata da un cantato impetuoso.

Poi meritano di essere ricordati gli urli di Afterburner o il buon ritmo di Chasing the bullet; bocciata invece When doomsday comes (hybrid theory) con quelle tastiere di Don Airey rubate a Perfect strangers dei Deep Purple. Né bocciata né promossa la versione con orchestra di Call to arms a chiudere, il cipiglio del pezzo non mi sembra troppo adatto a questa lettura.

Disco comunque sostanzialmente promosso, promossissimo nella sua versione con bonus disc con 7 pezzi dal mitico Donington 1980, andate a riascoltare la furia di Motorcycle man o l’acciaio di Wheels of steel. La pensione può attendere.

 

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