SENZA ARTE NE’ PARTE
di Claudia Pandolfi
Un
film di Giovanni Albanese. Con Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston, Donatella
Finocchiaro, Hassani Shapi, Giulio Beranek, Ernesto Mahieux
Commedia, durata 90 min. – Italia 2011.
Il pastificio di Alfonso Tammaro, impresario arrogante e senza scrupoli, chiude i battenti davanti ai suoi operai per spalancarli su una fabbrica meccanizzata e all'avanguardia. Enzo, Carmine e Bandula, colleghi e amici accomunati dal licenziamento e dallo stesso destino precario, si concedono una rappresaglia a suon di musica. Dopo un'improduttiva ricerca di lavoro, i tre operai vengono reclutati dallo stesso Tammaro come custodi di una preziosa collezione di opere d'arte contemporanea. Consigliato dalla bionda consulente finanziaria, Tammaro ha deciso di investire sull'arte per ‘arrotondare' e godere senza danno delle grazie della donna. Sconcertati dal valore delle opere di cui non comprendono il credito e per cui collezionisti privati sono disposti a spendere cifre da capogiro, Enzo, Carmine e Bandula decidono che le possono fare anche loro. Avviato il processo di falsificazione, finiranno presto in un gioco più grande di loro che li condurrà all'asta di una prestigiosa galleria romana.
"L'idea
di questo film nasce da un cortocircuito di due mondi diametralmente opposti tra
loro: la dura realtà di lavoro degli operai di un pastificio salentino e
l'elitario mondo dell'arte contemporanea italiana e internazionale. Che tipo di
rapporto può avere questa gente con l'arte contemporanea o con l'arte
concettuale? Come reagiranno i nostri, se le vicissitudini della vita li
porteranno in diretto contatto con un mondo a loro ignoto, fatto di oggetti
spesso indecifrabili, per loro inutili, ma per i quali collezionisti facoltosi,
in tutto il mondo, sono disposti a spendere una fortuna? Nel film vado a vedere
cosa può succedere quando il basso incontra l'alto, quando due mondi così
opposti entrano in rotta di collisione".
Così Giovanni Albanese,
artista titolare della Cattedra di Decorazione all'Accademia di Belle Arti di
Roma, parla del suo secondo lungometraggio da regista, realizzato a otto anni da
quel A.A.A. Achille
(2003) che, interpretato da
Sergio Rubini, vedeva protagonisti un gruppo di individui alle
prese con il problema della balbuzie.
Questa volta, appunto, siamo nel Salento, dove
Vincenzo Salemme,
Giuseppe Battiston,
il Giulio Beranek
di Marpiccolo (2009) e
l'Hassani Shapi
di Oggi sposi (2009)
vestono i panni di quattro addetti allo stoccaggio manuale del Premiato
Pastificio Tammaro, i quali rimangono disoccupati dopo che il proprietario
Paolo Sassanelli
decide di chiudere la vecchia fabbrica con l'idea di riaprirne presto
una nuova, completamente meccanizzata.
Ma,
come la grande Commedia all'italiana ci ha insegnato tramite classici e cult
quali I soliti ignoti
(1958) di Mario Monicelli
e Febbre da cavallo
(1976) di Steno,
quando abbiamo a disposizione sullo schermo un ristretto gruppo di precari è
facile spingerli in maniera divertente a gettarsi in furti o truffe.
Infatti, dal momento in cui Sassanelli, su consiglio della consulente finanziaria Sonia"La meglio gioventù"Bergamasco, compra una collezione d'arte contemporanea per poi sistemarla provvisoriamente nel vecchio pastificio, i quattro, spinti dalla disperazione e dalla voglia di riscatto, decidono di rifare alcune delle opere per vendersi gli originali.
Quindi, tra collezionisti e vernissage, il "gioco" di falsificazione, nel quale si trovano coinvolti anche un contrabbandiere di ulivi con il volto di Ernesto Mahieux e un affermato gallerista della capitale interpretato dal Ninni Bruschetta di Boris-Il film (2011), pur ricordando in determinate situazioni I mitici-Colpo gobbo a Milano (1994) di Carlo Vanzina sembra individuare il suo referente principale ne La banda degli onesti (1958) di Camillo Mastrocinque, nel quale i grandi Totò e Peppino finivano per dedicarsi alla contraffazione di banconote; anche se, nel corso della visione, si prova perfino l'impressione di trovarsi dinanzi ad una variante in chiave opere d'arte di Be kind rewind-Gli acchiappafilm (2008) di Michel Gondry.
E, al di là del lodevole cast, al cui interno troviamo anche Donatella Finocchiaro nel ruolo della moglie di Salemme, la regia, complice la funzionale colonna sonora a firma di Mauro"Nirvana"Pagani, non risulta disprezzabile, capace di conferire all'operazione una certa freschezza generale ed una velocità d'insieme, pur tenendo in considerazione il fatto che ci troviamo dinanzi a soli novanta minuti di pellicola.
Aspetto, quest'ultimo, che va forse riconosciuto come difetto principale del film, in quanto, sebbene qualche sano sorriso venga strappato in maniera efficace allo spettatore, si avverte facilmente l'eccessiva brevità del tutto; tanto da lasciar intuire non solo che la sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme a Fabio"Si può fare"Bonifacci ricorra a poche situazioni capaci di divertire, ma anche che diversi suoi aspetti e sottotrame non ottengano il giusto ed approfondito sviluppo. Per esempio, rimane del tutto insoluta la vicenda di Battiston alle prese con la ex moglie.