IL RITORNO DI SHERLOCK HOLMES

CON STRATEGIE PIU’ SOTTILI

 

di Alessandro Tozzi

 

SHERLOCK HOLMES – GIOCO DI OMBRE

Regia Guy Ritchie

Con Robert Downey Junior, Jude Law, Noomi Rapace, Stephen Fry, Jared Harris, Kelly Reilly, William Houston, Geraldine James, Gilles Lellouche, Eddie Marsan, Rachel McAdams

Azione, Usa, durata 129 minuti – Warner Bros – uscita venerdi 16 dicembre 2011

 

Anno 1891, Francia e Germania si scambiano dispettucci e attentati, come per trovare la scusa buona per dichiararsi guerra. Una bomba che a tutti sembra solo una di queste schermaglie, o al più una rappresaglia che fa seguito ad una bomba precedente, a Sherlock Holmes (Robert Downey Junior) sembra nascondere qualcosa di più alto ancora.

Qualcosa di tanto alto da sequestrare letteralmente il fido Watson (Jude Law) che sta per sposarsi per portarlo in giro per l’Europa. E’ in gioco la storia, perché altri strani accadimenti, apparentemente slegati tra loro, si incastonano nella mente dell’investigatore a comporre un disegno criminale, esattamente quello posto in essere dal dottor Moriarty (Jared Harris).

Così c’è tempo anche per sorridere, con Holmes che per una notte deve “travestirsi” da moglie di Watson e “consumare” la prima notte di nozze.

Spuntano poi personaggi collaterali impensabili, come il fratello maggiore di Sherlock, Mycroft (Stephen Fry, nudo in una sequenza), ma spuntano soprattutto imprevisti a raffica e ambienti diversi, come il castello “maledetto” sull’orlo del precipizio (l’immagine più suggestiva in assoluto), come l’ufficio di una cartomante o uno stabilimento industriale. In quasi tutti questi scenari si spara, si lotta o si corre, sia all’aperto che al chiuso, Holmes e Watson sono sempre più inseparabili e sempre più affiatati. Evidentemente anche l’intesa tra i due interpreti è stata perfetta nella lavorazione del film, così che l’adrenalina sale. Alcune scene di esplosioni nel bosco sono particolarmente avvolgenti.

Le musiche fanno egregiamente la loro parte, ora con violini, ora con tromboni, ora con parti orchestrali, contribuendo agli spasmi dello spettatore.

E’ uno Sherlock Holmes più attuale di quello del 2009, più moderno anche nei metodi, a cominciare dai flash della sua immaginazione. Chiude gli occhi e “vede” le immagini che gli chiariscono tutto, i dettagli, le tracce, i più deboli segnali di una presenza umana o di un fatto. Praticamente un mago. Mago anche di trasformismo perché oltre a quello della moglie di Watson mette in atto altri travestimenti al limite dell’umana fantasia.

Ma col dottor Moriarty è una guerra dei nervi, ben rappresentata dalla classica partita a scacchi. Una partita molto ponderata e al tempo stesso molto movimentata.

 

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