I SOLITI IDIOTI DALLA TV AL CINEMA
GLI INCASSI LI PREMIANO MA…
di Alessandro Tozzi
I
SOLITI IDIOTI
Regia Enrico Lando
Con Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Madalina Ghenea, Gianmarco Tognazzi, Giordano De Plano, Valeria Bilello, Marco Foschi, Miriam Leone
Commedia, Italia, durata 98 minuti – Medusa – uscita venerdi 4 novembre 2011
Un altro fortunato programma televisivo deportato sul grande schermo con intenti commerciali per niente nascosti.
In
realtà la scarna storia del film ruota intorno ad una coppia di personaggi; tra
i tanti sono stati scelti il padre e il figlio, naturalmente imprenditore,
donnaiolo, meschino e puttaniere il primo, timido, idealista e pressoché
rincoglionito il secondo.
Tra i vizi del padre (Francesco Mandelli) c’è anche quello del gioco, perciò scommette che il figlio addormentato vada a letto con la modella dei manifesti della linea di intimo femminile “Smutandatissimi” e perciò rapisce letteralmente il figlio (Francesco Biggio) nel giorno del suo matrimonio a Milano per trascinarlo verso Roma, onde compiere la missione impossibile, unendo tra l’altro l’utile al dilettevole, perché la scarsamente avvenente sposa non la digerisce proprio.
Per me è stato immediato il ricordo di In viaggio con papà con Alberto Sordi e Carlo Verdone, ma va detto subito che questo film, nonostante strappi le sue grasse risate, non ha la stessa classe, e forse, sarà il tempo a dirlo, sfrutta solo abilmente il momento propizio della popolarità dei due.
Il
personaggio del padre ha quella sguaiatezza romanesca piuttosto volgare che alla
lunga forse stanca anche un romano autentico come il sottoscritto, sebbene non
manchino momenti topici e battute di una certo potenziale comico.
Quello del figlio rammollito è un identikit visto e rivisto, stavolta appassionato di bruchi e con l’hobby di parlare con le parole pronunciate al contrario, ma in realtà fa quasi da spalla al padre che è il vero catalizzatore. Eccessiva però a mio avviso, e pur non essendo assolutamente un moralista la disapprovo, la sequenza in cui il padre insegna al figlio a fumare marijuana: non per essere schizzinoso, la trovo semplicemente diseducativa.
A
far da contorno una serie di personaggi, sempre trasposti dalla serie
televisiva, che però risultano del tutto comprimari alla storia centrale.
A breve sarà chiaro se questa coppia comica avrà il suo senso in versione cinematografica, intanto gli incassi dei primi giorni non guasteranno di certo, ma per lasciare una traccia negli appassionati del genere secondo me questo film, pur sufficiente, non basta, ma serviranno conferme.