“COME STELLE FUGACI”, LAVORI IN CORSO

L’EMOZIONE DEL SET

 

di Alessandro Tozzi

 

E’ stato un grande privilegio per il sottoscritto assistere ad una giornata di lavorazione del film Come stelle cadenti, presumibile traduzione dell’originale Como estrellas fugaces, dal momento che si tratta di una co-produzione italo-spagnola.

Al mio arrivo trovo immediatamente la disponibilità della regista Anna Di Francisca, che gentilmente risponde a qualche domanda in uno dei suoi rari tempi morti.

Di cosa tratta il film?

E’ la storia di un musicista di origini miste, italiane e dell’est, Edoardo, che decide di prendersi un periodo sabbatico, parte dall’Italia, dove vive, e raggiunge un amico in Spagna, in sostanza perché non ne può più dell’Italia, con tutta la sua incapacità di ascoltare e tutta la sua cultura in crisi. All’improvviso si ritrova a dirigere un piccolo coro amatoriale in un paesino della Spagna, cosa che non avrebbe mai immaginato di fare.

Chi lo interpreta?

Miki Manojlovic, attore di Belgrado famoso soprattutto per alcuni film di Kusturica, finora è stato superbo.

Come è stato scelto il cast?

L’ho scelto io dopo aver visto tantissimi film spagnoli. Ho preso Laia Marull, che ha fatto Ti do i miei occhi nel 2003, candidata all’Oscar per un film spagnolo, poi Fernandez, insomma un cast favoloso per il limitato budget disponibile. Come italiani abbiamo Neri Marcorè, che non ha bisogno di presentazioni, e Manuela Mandracchia, ottima attrice di teatro che finora ha fatto poco per il cinema perché a quanto pare in Italia essere bravi a teatro non aiuta per niente ad avvicinare il cinema. Insomma un’equipe stupenda, composta più da spagnoli che italiani, ricordando però anche il magnifico lavoro di Duccio Scimatti alla fotografia.

Che difficoltà hai incontrato nella lavorazione del film?

Intendevo fare un prodotto diverso dal solito, né un cinepanettone né una commedia all’italiana, ma una commedia alternativa, c’è voluto del tempo.

Dunque l’idea di fondo è tua?

Si, il soggetto è mio e di Giuseppe Furno, poi abbiamo collaborato con lo sceneggiatore spagnolo Xavier Munoz, utilissimo per dare forma alle differenze tra Italia e Spagna. Oggi (5 gennaio, ndr) concludiamo le riprese italiane, poi partiremo tutti perché resta da girare la parte spagnola.

Uscita prevista?

Impossibile dirlo, dipenderà non tanto dalla durata delle riprese, quanto dal fatto che è un film in spagnolo, che probabilmente andrà ad un festival, poi andrà doppiato.

Quali sono i lavori di cui sei più soddisfatta della tua carriera?

Questo è il mio terzo film per il cinema, il primo è stato La bruttina stagionata del 1996, un notevole successo, nomination al David di Donatello e Nastro d’Argento, poi Fate un bel sorriso nel 2000, co-produzione con la Francia, un po’ meno fortunato, poi tante cose per la televisione, il principale successo è stato Un medico in famiglia, diretto per 5 stagioni.

 

Raggiunta la location delle riprese incontro l’aiuto-regista Federico Ridolfi, che altrettanto gentilmente, tra un impegno e l’altro, mi dà qualche informazione.

La prima cosa che ti chiedo è piuttosto scontata. Come ti sei trovato con Anna?

Benissimo, è la prima volta che lavoriamo insieme ma ci siamo intesi immediatamente.

Sono disciplinati gli attori sul set?

Si, tutti gentili e pazienti, non ci sono divi capricciosi. Lo stesso Miki Manojlovic è sempre molto pacato. Lo stesso può dirsi degli spagnoli, visto che abbiamo fatto già una parte di riprese in Spagna, ora stiamo per finire in Italia e torniamo in Spagna per un’ultima parte.

 

La scena da girare è un interno, una sala in cui avviene una proiezione perché un dirigente di un’emittente televisiva (Antonio Ferrara) incontra Edoardo (Miki Manojlovic) per proporgli di realizzare delle musiche per una fiction.

Atmosfera molto amichevole tra tutti, molti sorrisi nonostante la regista non lasci nulla al caso: taglia una piccola parte dove le sembra di intravedere un tempo d’attesa inutile, assiste continuamente i due e li consiglia su espressioni e sguardi, in particolare Ferrara che ha nel film un ruolo meno primario. Ad un certo punto, per non condizionarlo mentre si gira, addirittura si toglie dalla sua visuale e l’escamotage funziona, esce quella buona.

Molto compassato il protagonista Manojlovic, che raramente si alza dal suo seggiolino anche durante le frequenti e lunghe pause, rivelando evidentemente una maggiore abitudine ai ritmi del set, mentre Ferrara si diletta in chiacchiere d’ogni specie.

Dopo un pomeriggio di takes, tra quelle parzialmente buone, quelle da scartare e 2-3 di quelle buone per intero, la scena in questione, della durata di 30-40 secondi circa, è fatta, con soddisfazione di tutti e con la mia personale curiosità nel vedere tornare all’opera ad ogni interruzione parrucchieri e truccatori, per dare brevi ritocchi agli attori anche dopo un solo ciak, perfino dopo aver interrotto a 5 secondi dall’azione. Anche questo è cinema.

Ora non resta che attendere il film nelle sale, prodotto per la Heles Film Production da Carlo Bernabei, che insieme a Francesco Zappasodi ringrazio di cuore per l’opportunità concessami.

 

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