SUPER 8, SPIELBERG RIVISTO E CORRETTO
ENNESIMA VISIONE DRAMMATICA DELL’ALIENO
di Alessandro Tozzi
SUPER
8
Regia J.J. Abrams
Con Elle Fanning, Kyle Chandler, Ron Eldard, Noah Emmerich, Gabriel Basso, Joel Courtney, Riley Griffiths, Ryan Lee, Zach Mills, Amanda Michalka
Fantascienza, USA, durata 112 minuti – Universal Pictures – uscita venerdi 9 agosto 2011
J.J. Abrams rivisita Spielberg a modo suo, con la benedizione del maestro stesso, nell’occasione produttore esecutivo.
Tutto sembra cominciare da quattro ragazzini: Charles (Riley Griffiths), un cicciottello col pallino della regia cinematografica che sta preparando un filmino in super 8 per concorrere in un festival locale; Joe (Joel Courtney), l’amico del cuore appassionato di modellismo; il timidissimo e impacciato Martin (Gabriel Basso); Cary (Ryan Lee), l’esperto di effetti pirotecnici.
A
loro si aggiunge poi Alice (Elle Fanning), ammaliante biondina tirata dentro
nelle riprese non tanto per effettivo bisogno, quanto per inserire qualche cotta
adolescenziale che non guasta.
Durante la “lavorazione del film” i ragazzi assistono ad un incidente ferroviario di proporzioni macroscopiche, ma in particolare Joe vede qualcosa di strano.
La piccola cittadina si popola immediatamente di ogni specie di militari intenti in forsennate quanto misteriose indagini, alla ricerca di chissà cosa: lo stesso vice sceriffo Jack (Kyle Chandler) fatica a saperne qualcosa di più, dopo che lo sceriffo è scomparso. Scompaiono anche cani, persone e oggetti.
La storia dei ragazzi, con le loro simpatie, il loro rapporto coi genitori, si incastona nella storia più grande, che si rivela un po’ di più nel vedere un filmino in super 8, trafugato dai ragazzi stessi. Un mostruoso alieno è prigioniero da circa vent’anni insieme ai pezzi della sua astronave, che sta cercando meticolosamente di ricomporre e di dotare dell’energia necessaria per tornare da dove è venuto.
Ma
valli a capire gli umani: invece di assecondarlo e rispedirlo al mittente lo
ostacolano da vent’anni, e dal visitatore amichevole che era ormai lo hanno
trasformato in un nemico. Un nemico forte, però, che a questo punto non esita a
fare stragi per ottenere il suo scopo.
Questa è l’elaborazione fondamentale di Abrams, rispetto a Spielberg: il primo vede il lato oscuro, il terrore dell’umanità di fronte alla diversità, di fronte all’ignoto, come se la razza umana stesse bene solo al di dentro del proprio guscio, mentre il secondo ha sempre puntato sull’aspetto opposto, sull’uomo affascinato dalla conoscenza, dall’incontro ravvicinato.
La
storia si dipana per gradi, ben puntellata dalle musiche di Michael Giacchino,
cariche di suspence, anche se l’effetto visivo dell’unico incontro diretto col
“mostro” non è eccezionale, e soprattutto non convince il fatto che dopo tante
efferatezze questo risparmi i ragazzini dopo aver ascoltato quattro parole,
neanche troppo poetiche, poi, di Joe.
Personalmente comincio ad essere un pò stanco di vedere alieni cattivi per forza, comunque un film di decente livello.