GIORGIO TIRABASSI, PROFESSIONE COATTO

RIPROPOSTO “SENZA INTERVALLO” LO STORICO SHOW

 

di Alessandro Tozzi

 

Roma, Villa Celimontana, 7 luglio 2011

 

Il coatto romano, questo conosciutissimo personaggio.

Non poteva essere meglio essere portato al successo se non dal grande Giorgio Tirabassi, dopo i numeri galattici di Carlo Verdone degli anni ’70 e ’80.

Sembra uno spettacolo fatto apposta per il coatto romano, ma chissà se cambiando il dialetto e l’ambientazione possa andare anche in qualsiasi altra città. E’ uno spettacolo che per volere di Tirabassi stesso non è quasi mai stato rappresentato nei teatri abituali, pur essendo stato scritto 10 anni fa, ma solo in location di periferia e addirittura nelle carceri.

I personaggi magistralmente interpretati sono diversi tra loro: il tossico irreversibile, l’evasore fiscale che si vanta di esserlo, lo scippatore di bassa lega, un padre smidollato e incalzato dalle domande del figlio, tanto da non farcela più e sbottare in un E chiedi quarcosa pure a mamma!

Ma un elemento comune c’è: sono tutti coatti! A Roma è ben conosciuto il significato derivato attribuito al vocabolo, diverso da quello dell’italiano corrente. E’ il disadattato, ai limiti dell’emarginato, morto di fame, volgare, bullo, fa vita di strada, è poco colto. L’equivalente “padano” potrebbe essere il tamarro ma forse non c’è un vero equivalente in tutto il mondo.

La grandezza di Giorgio Tirabassi, ben accompagnato da Daniele Ercoli al contrabasso e Giovanni Lo Cascio alle percussioni, è quella di alternare i personaggi con canzoncine altrettanto romane, come un rap intonato alla grande dal tossico, due minuti di rime incessanti tenendo il tempo su un bidone della spazzatura, impressionante!

La poesia di una battaglia di cocomerate tra amici, la falsa vergogna di una lavatrice scaricata sul Raccordo Anulare, tutti elementi da coatti.

Il coatto de Roma non cambia mai, è immutabile, è indenne al passare del tempo, invecchia, si, ma la sua condizione è quella: se non è un rap può essere uno stornello romano, può essere un blues riadattato in versione borgata, ma è una situazione di non ritorno, senza speranze, può solo trascinarsi.

Sono tutte scene riscontrabili ad ogni angolo di strada o quasi a Roma, però messe in scena da un gigante dell’esoressività e della caratura di Giorgio Tirabassi assumono una comicità e al tempo stesso una drammaticità tutte particolari.

 

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