TRIANGOLARE DEL RICORDO AL FLAMINIO
SPORT E STORIA INSIEME CONTRO LA SLA
di Alessandro Tozzi
TRIANGOLARE
DEL RICORDO
Roma, Stadio Flaminio, 21 settembre 2011
Sembrava un semplice triangolare di calcio, ma si è rivelato una lezione di storia, di sport, di vita.
Tre squadre di calcio scioltesi dopo la Seconda Guerra Mondiale a seguito della cessione dei territori alla Jugoslavia si sono riformate per l’occasione con i discendenti degli esuli di allora, che ormai sono sparsi in giro per il mondo, ma conservano intatta la loro italianità.
Ecco allora scendere di nuovo in campo dopo quasi 70 anni il Football Club Grion
di Pola, l’Unione Sportiva Fiumana di Fiume e l’Associazione Calcio Dalmazia di
Zara.
Personalmente sono rimasto impressionato da come questa circostanza abbia unito le persone in modo così forte, con le squadre interamente composte da elementi di origini fiumane, zaratine e dalmate, ma anche allenatori e arbitri, per non dire di una gran quantità di vecchie glorie di tutti gli sport, premiate per l’occasione dall’onorevole Giovanardi. Nei dintorni dello Stadio Flaminio vari pullmann organizzati per l’occasione da Zara, Fiume, Pola, Udine, Gorizia, Trieste.
Detto per pura informazione che il torneo è stato vinto dalla Fiumana, va ricordato che la manifestazione, appoggiata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e da tante altre cariche istituzionali, si proponeva di raccogliere fondi per la Fondazione Stefano Borgonovo, lo sfortunato calciatore che da anni lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica.
Fatta,
anche in modo molto sommario, la cronaca, evitando perfino i risultati, l’elenco
dei premiati e i tanti nomi che pure meriterebbero menzione, preferisco
soffermarmi sulle sensazioni che mi ha lasciato questo pomeriggio allo stadio,
ambiente che non frequentavo da qualche anno, per cui una piccola emozione è
stata anche il semplice rivedere da vicino il verde vivo del terreno di gioco.
Ma poi è venuto il meglio. Mai pensavo di vedere un giocatore segnare un gol e ricevere abbracci dai compagni e pacche sulle spalle dagli avversari; pensavo di non vedere mai più un attaccante sbagliare un gol ed essere consolato dal portiere avversario; aver visto i giocatori alla fine di ogni singola partita sorridere e scherzare tra loro mi è sembrato un sogno; non aver visto nessun fischio arbitrale contestato, nessun giocatore sostituito che esce col muso, il sogno ad occhi aperti continuava.
Un
sogno alimentato dalla voce di Bruno Pizzul, così cara agli sportivi d’Italia, e
dalle indicazioni tecniche degli allenatori, per una volta senza mani davanti
alla bocca per timore di essere capiti. Tra questi Lucio Mijesan, Sergio Vatta,
Giacomo Losi e Pierluigi Pizzaballa, che la mia generazione ricorda come la
figurina impossibile degli album Panini; senza scomodare gli almanacchi, basterà
dire che sono stati nomi importanti del calcio italiano.
Una trasparenza e una correttezza che non credevo mai più di vedere su un campo di calcio, almeno in Italia, dove chissà perché questo sport divide piuttosto che unire. Questa invece è stata una festa per tutti, si rischiava anche di dimenticare chi avesse vinto e chi avesse perso.
Signori professionisti da otto milioni di euro a contratto, guardate ed imparate cosa significa fare sport!