Tutti per uno
Uno sguardo infantile, tenero e suadente sulle politiche d'immigrazione francese
di Claudia Pandolfi
Un
film di Romain Goupil. Con Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules
Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Hippolyte Girardot Hélène Badu, Marion
Scali
Titolo originale Les mains en l'air. Drammatco, durata 90 min. – Francia
Accolto con entusiasmo durante il Festival di Cannes lo scorso anno, “Tutti per uno” getta uno sguardo sulla società francese odierna, ma la tematica non interessa e coinvolge solamente la Francia. Anzi, oggi più che mai, sono anche gli italiani i diretti interessati di questa denuncia velata del regista, Romain Goupil.
Peccato che il titolo italiano sia meno pertinente rispetto all’originale, “Les mains en l’air“, ovvero “Mani in alto”, tipica espressione poliziesca, che spesso anche noi, da piccoli, abbiamo ripetuto più e più volte giocando a guardie e ladri. Ma i bambini di questa storia, i protagonisti, sono diversi da quel che noi siamo stati, per loro la polizia non è un gioco.
Nel
2067, Milana ricorda il periodo della sua prima infanzia, quando passava i
pomeriggi coi compagni della scuola elementare a creare un piccolo commercio di
dvd pirata e a rubare liquirizie dai negozi. In quegli anni, le nuove politiche
d'immigrazione francesi causano l'espulsione di molti clandestini e lei, nata in
Cecenia e arrivata a Parigi a tre anni senza documenti, rischia di dover
abbandonare presto i suoi amichetti. Ma quando i bambini si rendono conto della
situazione, si organizzano per tutelare la loro amica. In modo particolare
Blaise, il giovanissimo leader della piccola banda, si impegna dapprima facendo
in modo che la famiglia accolga Milana in casa sua, e poi organizzando una vera
sparizione di grande richiamo per i media.
Goupil ci offre uno sguardo sull’attuale situazione degli immigrati in Francia (che non si distacca poi molto da quella degli immigrati in Italia) ma dal punto di vista dei bambini, che simboleggiano la purezza e l’innocenza. In questo mondo, fatto di caramelle alla liquirizia e compiti scopiazzati, i bambini sanno come organizzarsi per scongiurare il pericolo, tra telefonini e linguaggi in codice, mentre il mondo degli adulti, tanto per cambiare, non intende capire. L’unica adulta che riesce ad avvicinarsi al mondo dei giovani protagonisti, è la madre di Blaise e Alice, Cedrine (Valeria Bruni Tedeschi), che fa di tutto pur di salvare Milana dal destino che la aspetta.
Il
regista ci porta con abilità dentro il mondo dei bambini e ci fa capire,
amaramente, di quanto la disillusione degli adulti sia dannosa per la società
che verrà. Non sono, infatti, i bambini a puntare il dito contro il diverso,
perché per loro non esiste diversità, a meno che qualcuno non la insegni loro.
Il primo impatto che si ha con il film, infatti, è quello di una società
multietnica, quale è quella francese, in cui i bambini di diverse nazionalità
convivono all’interno della stessa aula, si confrontano, ed anziché
allontanarsi, si uniscono proprio per le loro differenze, per condividerle. Le
leggi sull’immigrazione, che hanno costretto molte famiglie a lasciare la
Francia, ora rischiano di compromettere la bellissima amicizia tra Milana e
Blaise, timido e introverso, ma perdutamente innamorato della compagnetta di
scuola che a sua volta, nel suo silenzio, ricambia il sentimento.
Il cinema francese manifesta da sempre un'incredibile dolcezza nel raccontare la stagione più acerba dell'uomo, oltre a una straordinaria capacità di entrare in sintonia con lo sguardo puro e gli entusiasmi prorompenti di bambini e adolescenti.
Non c'è bisogno di scomodare Truffaut per spiegare che la grande differenza con
il cinema americano dedicato all'infanzia sta nella costruzione del punto di
vista: laddove gli Stati Uniti giocano coi bambini, interagiscono con
loro sia per scorgerne le piccole scoperte, le prime paure, che per suscitare
gag o sentimentalismi, la tradizione francese
preferisce
diventare il bambino che gioca, cercare un'adesione totale con la
sensibilità infantile o i turbamenti dell'adolescenza. Tutti per uno
perpetua questa suddivisione che vede i ragazzi come il soggetto e quasi mai
solamente l'oggetto della rappresentazione. Anzi, rende in qualche modo più
evidente la distanza, raccontando quella che potrebbe essere un'avventura di un
gruppo di ragazzini estremamente abili e smaliziati in stile I Goonies o
Piccole canaglie, attraverso i delicati equilibri fra gravità e
leggerezza, fra cronaca e fiaba, de Gli anni in tasca.
L'occhio sulla “piccola impresa” di Blaise e amici per salvare Milana dall'espatrio si mantiene dunque sempre ad un'altezza di poco più di un metro, intento a cercare una perfetta sincronia coi giovanissimi protagonisti e con il loro immaginario fatto di nascondigli, messaggi in codice e innocenti bugie con cui allestire una battaglia sociale che ha le forme e le vesti del gioco, ma che si è fatta per loro estremamente seria. Nel momento in cui si arriva a minacciare l'integrità del branco e i palpiti delle prime infatuazioni, Romain Goupil concede spazio solo a quegli adulti che simpatizzano per la causa dei bambini, in modo particolare alla mamma interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. In questo modo, il film si configura come un romanzo sentimentale dove il sottotesto politico e le lotte dei sans papiers restano problemi concreti visti attraverso lo sguardo degli affetti infantili. I ragazzi apprendono la situazione politica e diventano a loro modo dei piccoli rivoluzionari nel momento in cui la brutalità delle istituzioni arriva a scontrarsi con la forza dei loro legami.
Nel cercare di plasmare un nuovo modello per le battaglie sociali, un ideale fatto di creatività e di non violenza con cui sostenere il futuro dell'integrazione e dell'accoglienza, Goupil tende spesso a diluire il suo discorso civile dentro a una parabola sulla genuinità e la forza immaginativa dell'infanzia perduta. Se, così facendo, si fa più flebile il messaggio politico, è vero anche che il film si carica di un sentimento poetico e melanconico tenero e suadente. È tutto magico finché si resta uniti, racconta in sostanza il film. La vera perdita dell'innocenza avviene quando ci si separa e si scopre di essere rimasti soli, con le mani in alto a dichiarare la nostra resa al mondo degli adulti