I VAN DER GRAAF GENERATOR CI SONO!

LE BUONE IDEE ANCHE

 

di Alessandro Tozzi

 

VAN DER GRAAF GENERATOR – A GROUNDING IN NUMBERS – ESOTERIC RECORDINGS - 2011

Produzione: Peter Hammill, Hugh Banton & Guy Evans

Formazione: Peter Hammill – voce, chitarra, pianoforte e tastiere; Hugh Banton – basso, organo e tastiere; Guy Evans – batteria

Titoli: 1 – Your time starts now; 2 – Mathematics; 3 – Highly strung; 4 – Red Baron; 5 – Bunsho; 6 – Snake oil; 7 – Splink; 8 – Embarrassing kid; 9 – Medusa; 10 – Mr. Sands; 11 – Smoke; 12 – 5533; 13 – All over the place

 

Il nuovo corso dei Van Der Graaf Generator, giganti del prog da 42 anni, va a gonfie vele e stavolta lo fa con una precisa “scelta di campo”: la rinuncia, ormai definitiva, ai fiati di David Jackson e l’assestamento della band come trio, ma soprattutto un lavoro di gruppo come forse mai avvenuto prima.

Ferma restando, infatti, la personalità da leader del vocalist Peter Hammill, nell’occasione i pezzi sono accreditati tutti ai tre congiuntamente, e lo stesso dicasi per gli arrangiamenti.

Gli arzilli vecchietti sembrano essersi proposti di realizzare un vademecum del loro genere, perché in questo disco c’è tutto ciò che loro sanno fare benissimo; e dovevano avere in mente un manuale molto semplice, perché nessun brano raggiunge quelle durate epiche di una volta.

E’ un disco pieno di slanci, interruzioni, pause, riprese, voci ora inquietanti, ora sospiranti, spigolature varie, tutto sostenuto dalle bacchette pazze di Evans, grande prestazione!

Si parte col possibile nuovo classico, Your time starts now, con piano e organo subito ad avvilupparsi tra loro, l’effetto “vecchi tempi” è garantito, ma stiamo ascoltando il 2011, non il 1969.

Il pallino per la matematica e la scienza riaffiora in pezzi come Mathematics e 5533, in cui gli strumenti sembrano proprio… far di conto con progressioni mai casuali.

Le fantasie imprevedibili del gruppo trovano poi espressione nella paranoica Snake oil, l’apoteosi dell’irregolarità, o nell’enigmatica Splink, uno strumentale inizialmente acido, che poi evolve verso un passaggio centrale psichedelico.

E’ un lavoro, questo, che intende andare sotto la superficie, è una sorpresa continua; può essere fatta una parziale eccezione per un paio di brani, leggermente più accostabili alla tradizionale accezione di rock, Highly strung, dal ritmo incalzante ed eseguita tutta in coro, o le contorsioni strumentistiche di Embarrassing kid.

Ma ogni ascolto successivo è una nuova scoperta: la scolasticità del riff di Smoke ne è l’esempio perché è su quello che viene costruito un pezzo breve ma delirante, aperto da morbide tastiere e cresciuto pian piano con le voci che prendono corpo, quasi ad incattivirsi. Si chiude poi con All over the place, emblema del disco, una specie di raccolta di tutti i frammenti sparsi, senza tralasciarne uno.

Evidentemente i Van Der Graaf Generator non ci stanno proprio a ritirarsi a guardare le proprie foto in bianco e nero.

 

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