VASCO, SEI STANCO DAVVERO?
DAL VIVO L’APPEAL E’ QUELLO DI SEMPRE
di Alessandro Tozzi
VASCO
ROSSI
Vasco Rossi – voce; Maurizio Solieri – chitarra; Stef Burns – chitarra; Claudio Gulinelli – basso; Matt Laug – batteria; Alberto Rocchetti – piano; Frank Nemola – tastiere; Andrea Innesto – sax e cori; Clara Moroni - cori
Roma, Stadio Olimpico, 2 luglio 2011
Seconda
serata necessaria quasi immediatamente visto il consueto sold-out per la prima.
Ma tutto questo tour di Vasco è accompagnato nelle premesse da tanto
chiacchiericcio: il piccolo infortunio alla schiena, un nuovo album lontano dai
livelli di una volta, la fastidiosa polemica con Morgan e soprattutto questo
fantomatico annuncio del ritiro, seguito poi da smentite, precisazioni e
puntualizzazioni.
In particolare per questi ultimi due aspetti resterebbe da definire quanto ci sia di spontaneo e quanto in realtà sia il risultato dei consulenti di comunicazione del grande artista.
Comunque
atteniamoci ai fatti: personalmente ho visionato la seconda serata romana e ho
trovato la solita carica del grande rocker, però effettivamente fanno riflettere
le tre pause di 10-15 minuti ciascuna e le sensazione di un taglio alla durata
dello show, residuo forse proprio del citato mal di schiena.
Dopo una prima parte un po’ più rivolta alla promozione del nuovo disco Vivere o niente, a cominciare dal singolo Eh già, che nel contenuto in effetti non avrebbe mai fatto pensare a queste improvvise “dimissioni”, per quanto più o meno ritrattate, il solito furor di popolo comincia a richiedere il repertorio storico dei primi anni.
Così la prima metà scorre in modo più fluido, sembra quasi di riscaldamento,
infatti il pubblico si infiamma per Siamo soli e Alibi, ma, duole
dirlo, meno per i pezzi nuovi.
Lo spartiacque sembra essere stato trovato in Gli spari sopra, secondo chi scrive l’ultimo colpo di genio vero di Vasco, è da lì che inizia l’amarcord e tutto sommato il succo della serata. Volendo trovare dei picchi, l’impressione è che gli episodi più acclamati siano Vita spericolata e i vari medley eseguiti probabilmente con l’obiettivo di accontentare più facilmente tutti. Infatti la platea s’infuoca continuamente sui passaggi da un brano all’altro.
Finale obbligato con Albachiara, che legittimamente chiude gli spettacoli del Blasco praticamente da sempre, cantata da 60mila voci.
Stanco o no, altri due pienoni nel curriculum personale di Vasco, forse è più stanco il rocker dei suoi stessi fan?