LE LUSINGHE DELLA VITA FACILE

di Roberta Serravento

 

LUCIO PELLEGRINI – LA VITA FACILE

Con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Angelo Orlando, Camilla Filippi, Souleymane Sow, Ivano Marescotti, Max Tardioli, Elena Miglio

Commedia, durata 102 minuti – Italia 2011 – Medusa – uscita venerdi 4 marzo 2011

 

La vita facile si presenta come una commedia dolce-amara, che ruota sull’intreccio delle vite di tre personaggi legati dall’amore e dall’amicizia.

La pellicola non è particolarmente emozionante, ma si presta a far riflettere su un conflitto interiore che l’uomo può vivere accettando di essere quello che gli altri pretendono che sia per avere una vita facile oppure quello dell’agire secondo il proprio modo di essere e pensare rendendosi l’esistenza più difficile, sicuramente meno agiata e non condivisa socialmente.

Questo è il caso di due amici: Mario Tirelli (Pierfrancesco Favino), medico romano di successo in una clinica privata, e l’amico Luca Manzi (Stefano Accorsi), sempre medico, al servizio dell’Africa.

Apparentemente Mario appare forte, sicuro di sé, con la tipica spocchia del ricco e potente che si lascia persino corrompere per mantenere lo status sociale in una Roma bene cinica ed opportunista.

La vita per lui sembra facile, ma in realtà il peso dei compromessi lo porta a fingere sempre; perfino quando scopre il tradimento della bellissima moglie Ginevra (Vittoria Puccini) con l’amico Luca lascia correre per mantenere l’immagine di coppia appagata, e accetta di raggiungerlo quando gli viene imposta l’esperienza in Kenya.

Al contrario Luca non ha tempo per le belle cose e per la felicità apparente, è preso a salvare vite umane ed immerso in un mondo dove il tempo è annullato sempre dallo stesso bisogno di sopravvivenza; si scoprirà poi che il suo allontanamento dal mondo occidentale gli è servito per espiare la colpa di aver tradito l’amico. 

Il primo tempo lascia credere in questo tipo di contrapposizione umana, ma il secondo svela invece la vera anima dei tre protagonisti accomunati dalla medesima fragilità.

Il corrotto Mario Tirelli cerca di redimersi donando una piccola parte delle tangenti incassate alla clinica africana in cui è capitato; la moglie Ginevra decide di scegliere finalmente Luca, il vero amore della vita, abbandonando l’ipocrisia di un matrimonio opportunista; Luca, chiarito tutto con l’amico, vive finalmente la sua passione per Ginevra.

L’Africa con i suoi sconfinati paesaggi e le strade polverose che tendono all’infinito  sembra aver dato a tutti il tempo di pensare, capire ciò che conta davvero, ma tutti e tre, con un colpo di scena che lascia attonito lo spettatore, verranno traditi dall’incapacità di rinunciare alla vita facile.

Un film, questo, che contrappone il mondo africano, per povertà economica, a quello occidentale rappresentato nella pellicola anche con atteggiamenti razzisti, per quella carenza di sentimenti che inaridendo l’anima di chi ha scelto una vita in bilico tra l’essere  e il non essere, non permette più di riconoscersi condannando all’insoddisfazione e alla sofferenza.

 

 

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