TORNA L’INCUBO DI ALICE COOPER

“WELCOME 2 MY NIGHTMARE” SEGUE QUELLO DEL 1975

 

di Alessandro Tozzi

 

ALICE COOPER – WELCOME 2 MY NIGHTMARE – SPINEFARM RECORDS - 2011

Produzione: Bob Ezrin

Formazione: Alice Cooper – voce; Steve Hunter – chitarra; Tommy Henriksen – chitarra; Jimmy Lee Sloas – basso; Scott Williamson – batteria; Bob Ezrin – tastiere + vari altri turnisti

Titoli: 1 – I am made of you; 2 – Caffeine; 3 – The nightmare returns; 4 – A runaway train; 5 – Last man on Earth; 6 – The congregation; 7 – I’ll bite your face off; 8 – Disco bloodbath boogie fever; 9 – Ghouls gone wild; 10 – Something to remember me by; 11 – When hell comes home; 12 – What baby wants; 13 – I gotta get outta here; 14 – The underture; 15 – We gotta get out of this place (bonus track); 16 – No more Mr. Nice Guy (live at Download Festival) (bonus track); 17 – The black widow (live at Download Festival) (bonus track)

 

L’inquietante Alice Cooper non molla.

Questo disco, nel titolo e nella copertina, fa un chiaro riferimento al capolavoro del 1975, Welcome to my nightmare, ma va detto che, seppur molto più che decente, non tiene il confronto, sia per qualche pezzo di minor qualità, sia per l’elemento horror che di tanto in tanto qui scompare.

A ricostruire la magia del 1975 riconvocati un po’ tutti, Bob Ezrin alla produzione e alle tastiere, la cui mano si sente sempre, Steve Hunter, Michael Bruce, Neal Smith, Denis Dunaway, ognuno ci mette quel che ha.

Il risultato però è altalenante: bene la doverosa intro a base di piano di I am made of you, benissimo la successiva Caffeine, furba al punto giusto e cantata quasi alla Marylin Manson, e l’anthemica The congregation. Esageratamente ben scelto il singolo I’ll bite your face off, già proposto nel tour che ha già toccato l’Italia e anche Roma (vedi n. 17 di SUL PALCO), con il suo incedere maestoso, l’ottimo lavoro chitarristico a più mani e nel complesso un grande mestiere, e benvenute le chicche di due pezzi live, due classici come No more Mr. Nice Guy e The black widow.

Però non può mancare un attimo di perplessità nell’ascoltare What baby wants in coppia con Kesha, troppo molle per uno come lui, o anche il maldestro rap di Disco bloodbath boogie fever, salvata solo da un solo chitarristico centrale di John 5. E soprattutto fuori luogo, secondo il sottoscritto, la ballad Something to remember me by; probabilmente è un mio limite ma non riesco proprio a vedere un soggetto come Alice Cooper nella dimensione ballad. Anche Last man on Earth ha addosso elementi pseudo-country che poco si addicono al mostro (in tutti i sensi) che è Alice Cooper.

La chiusura invece torna pomposa e di livello con l’orchestra di Underture, con l’avvio agghiacciante e un seguito superteatrale, che riprende anche il motivetto di Disco bloodbath boogie fever. Le bonus track sono una buona ciliegina sulla torta per i fans ma non cambiano la sostanza di questo sequel riuscito solo in qualche frammento.

 

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