AMY WINEHOUSE, VITTIMA DI SE’ STESSA
UN ALTRO TRIBUTO AL VIZIO PAGATO DAL ROCK
di Alessandro Tozzi
Anche
lei a 27 anni! Come Jimi Hendrix, come Janis Joplin, come Brian Jones, come Kurt
Cobain. Aspiranti rockstar, se non avete ancora scavalcato questa soglia fate i
dovuti scongiuri al momento di compierli perché ci sono tutti i presupposti
della maledizione.
A dire il vero c’è anche chi è stato particolarmente sfortunato ed è trapassato prima, come Sid Vicious a 22 anni e Cliff Burton a 24.
Comunque lo scorso 23 luglio è toccato a Amy Winehouse, cui non sono certo mancati tutti i crismi della diva ribelle (cacciata da scuola per un piercing a 12 anni), dell’artista dalla vita dissoluta, visto che in termini di vizio non si è fatta mancare nulla, fornendo alle cronache continue fasi di alcolismo, tabagismo, dipendenze d’ogni tipo, violenze, farmaci, depressioni, disintossicazioni e re-intossicazioni.
Anche
certe apparizioni pubbliche e televisive, l’hanno mostrata talora in evidente
stato confusionale, perché lei non si è mai vergognata di quel che era: il suo
grande successo Rehab racconta proprio la sua difficoltà, e
fondamentalmente la sua non volontà, di disintossicarsi definitivamente.
Volendo
però ricordare le poche cose belle che ha avuto il tempo di lasciarci, basta
riascoltare i suoi due albums, densi di un rock mai troppo cattivo ma
affascinante nelle sue derivazioni jazzistiche, rilevabili sia nei tempi di
certe canzoni, come la stessa Rehab, Stronger than me o anche You know
I’m no good, in cui il concetto viene ribadito dai fiati. La voce non sembra
mai utilizzata al massimo, ma piuttosto alla lounge bar, alla live club un po’
d’elite, nonostante le sue umili origini. Anche Me & Mr. Jones ha questo
effetto fin dal primo ascolto.
Da tre anni circa Amy stava tentando di riemergere con la salute e con il successo, con un disco in lavorazione e un tour iniziato malissimo, con un’interruzione per manifesta ubriachezza alla prima data, e l’interruzione definitiva subito dopo. Puntualmente e periodicamente le fauci del vizio avevano la meglio.
Lei
la sua battaglia contro sé stessa l’ha perduta quasi immediatamente, mi viene da
pensare a lei come l’esatto contrario di Lady Gaga, una che ha imparato molto
velocemente a gestire il successo. Amy Winehouse ne è rimasta subito
schiacciata, non ha avuto la stessa forza. Non ha avuto nemmeno quella dose di
mito del morire in un hotel, su un palco o in aereo, è morta semplicemente a
casa sua, a Londra, dopo l’ennesimo eccesso, il solito cocktail di sostanze
alquanto imprecisate ma senz’altro dannose.
Un altro personaggio sul quale rimarrà sempre l’interrogativo: chissà dove sarebbe potuta arrivare se…