AMICI MIEI, FIASCO TOTALE

Scarsa comicità a prescindere dal confronto col passato

 

di Alessandro Tozzi

 

AMICI MIEI – COME TUTTO EBBE INIZIO

Regia Neri Parenti

Con Christian De Sica, Michele Placido, Paolo Hendel, Giorgio Panariello, Massimo Ghini, Massimo Ceccherini, Alessandro Benvenuti, Barbara Enrichi, Alessandra Acciai, Pamela Villoresi, Chiara Francini

Commedia, Italia, durata 108 minuti – Filmauro – uscita mercoledi 16 marzo 2011

 

Sconcertante. Sconcertante in tutto questo film: nella scelta di non fare un naturale seguito di una pietra miliare, come spesso avviene, ma un prequel; nella storia, debole come poche altre, anche nella qualità degli scherzi perpetrati dai buontemponi; nell’ambientazione in quella Firenze del ‘400 governata da Lorenzo il Magnifico (Alessandro Benvenuti) e turbata dai nefasti presagi di Girolamo Savonarola.

La fantasia degli autori si limita a due scherzi riusciti, ma tutt’altro che esilaranti: un nano molto dotato consegnato “senza veli” ad un convento di suore (sai che ridere) e lo scambio di persona inflitto al falegname Alderighi (Massimo Ceccherini, greve come sempre), allo scopo di tenere a disposizione del gruppo l’assatanata compagna.

Dopodichè i cinque cominciamo a fare gli scemi tra di loro, scherzando anche con la morte, visto che in città impazza la peste, inscenando, complice anche il Magnifico stesso, contagiato nella burla, condanne a morte, esecuzioni, morti, resurrezioni, malattie, guarigioni.

Personalmente non sono mai stato un grande estimatore di quasi nessuno degli interpreti, ma devo dire che anche dal punto di vista delle prestazioni individuali ho visto fare molto di meglio da tutti; l’aria da saggio del consigliere Duccio (Michele Placido), la sfrontatezza del signorotto Filippo (un Christian De Sica nel più audace tentativo di somiglianza col padre) o lo sguardo intrigante del Magnifico sono tra le pochissime cose un gradino più su dell’indecenza. Gli altri fanno il loro dovere, ma è proprio il contesto che non può esaltare nessuno.

Per non dire di quella voce fuori campo che interviene di tanto in tanto a dare spiegazioni, quanto mai inopportuna in una storia che avrebbe dovuto trascinare lo spettatore con la propria forza.

Dubito che i protagonisti del glorioso cult del 1975 sentissero il bisogno che fosse data loro questa “progenie” a posteriori. La fortuna aiuta gli audaci ma qui si è esagerato.

 

 

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