CARISSIMA ME
di Claudia Pandolfi

Un film di Yann Samuel Con Sophie Marceau, Marton Csokas, Michel Duchaussoy, Jonathan Zaccai, Emmanuelle Gronvold.
Juliette Chappey, Thierry Hancisse, Deborah Marique, Romeo Lebeaut, Jarod Legrand, Alexis Michalik, Raphael Devedjia, Emmanuel LeMire
Titolo originale L'age de raison. Commedia, durata 97 min. - Francia, Belgio 2010. uscita venerdì 11 marzo 2011.
Margaret è una donna in carriera. Non le manca nulla, ha un collega che la ama, ha eleganza, denaro e potere. Il giorno del suo quarantesimo compleanno, però, un vecchio notaio di provincia le recapita la prima di una serie di lettere che lei stessa si scrisse una volta raggiunta l'età della ragione, vale a dire i sette anni, per assicurarsi un promemoria sulle priorità della vita quando, avanzando con l'età, la ragione si sarebbe persa confusamente per strada.
Non è una semplice
missiva brevi manu, ma la via maestra per innumerevoli, tambureggianti flashback
e, soprattutto, per il buon, vecchio e maledettamente archiviato esame di
coscienza. Che ne è di quella bambina, di quella Margaret che sfogliava su carta
i petali del suo radioso, umano, umanissimo avvenire?
Scopriamo, dunque, che Margaret manca di qualcosa: non ha un passato, poiché l'ha sepolto nella memoria e interrato per bene affinché non potesse riaffiorare mai più.
La risposta, e le risposte, in questa commedia di riformazione, tanto demodé quanto sociologicamente fantascientifica.
Certo, le metafore
non sono sussurate (lo scavatore di buchi, la questione della maternità), c'è un
ricordo esplicito (ma rivisitato, in quanto a toni) dell'Amélie
di
Jeunet, e il
tutto si inscrive nel quadro di almeno un paio di mode: quella delle “cartoline”
dal sud della Francia e quella che mette volentieri l'uno di fronte all'altro il
bambino permaturo e l'adulto bloccato, ma, nonostante questo, Carissima me è
equilibrato nel suo squilibrarsi in favore del presente (i flashback sono belli
ma giustamente contenuti) e onesto nelle ambizioni, non smisurate.
“Diventa chi sei”, l'augurio della piccola provinciale Marguerite a se stessa da grande, è anche il motto di Emerson, filosofo trascendentalista ma pragmatico, padre della cultura yankee, ma forse andrebbe girato al regista di questo film, perché, in fondo, l'impressione ultima è proprio quella di un francese che gioca (ancora) a fare l'americano. Scava più a fondo, Yann.