IL DR. HOUSE CAMBIA MESTIERE?

HUGH LAURIE DAL SET ALLA SALA INCISIONE

 

di Alessandro Tozzi

 

HUGH LAURIE – LET THEM TALK – WARNER - 2011

Produzione: Joe Henry

Formazione: Hugh Laurie – voce, piano e chitarra; Greg Leisz – chitarra; Kevin Breit – chitarra; David Piltch – basso; Jay Bellerose – batteria; Patrick Warren – tastiere e organi + altri turnisti e ospiti

Titoli: 1 – St. James infirmary; 2 – You don’t know my mind; 3 – Six cold feet; 4 – Buddy Bolden’s blues; 5 – Battle of Jericho; 6 – After you’ve gone; 7 – Swanee river; 8 – The whale has swallowed me; 9 – John Henry; 10 – Police dog blues; 11 – Tipitina; 12 – Winin’ boy blues; 13 – They’re red hot; 14 – Baby, please make a change; 15 – Let them talk

 

Confesso di aver ceduto anche io, sulle prime, al sospetto, probabilmente appartenuto a molti, di aver pensato ad un capriccio personale del celebre Dr. House, al momento dell’annuncio dell’uscita di questo disco.

E forse lo è, vedremo col tempo se la cosa avrà un certo seguito, ma intanto una cosa si può dire: Hugh Laurie, così va chiamato in studio di registrazione, non inventa nulla di particolare, in realtà esegue una compilation di classici di quella macro-area qualificabile tra il blues e il jazz. Però mostra di conoscerne tutti i fondamentali, suona come si deve e, sorpresa, ha una meravigliosa voce, tipica dell’uomo di colore che lui non è.

L’avvio è riservato a due minuti e mezzo di piano, subito a mettere le cose in chiaro, come per dire che non ci sta mettendo solo la foto di copertina, ma tutto sé stesso. L’arrivo del cantato dissolve poi ogni dubbio, sempre nell’apertura di St. James infirmary.

Tipitina regala emozioni soprattutto coi fiati, Swanee river con un crescendo concluso con una fisarmonica, Baby, please make a change è da brivido per la sola comparsa della voce inconfondibile di Tom Jones, mica un ospitino così. Ma almeno altre due leggende americane del genere hanno preso parte al progetto: Irma Thomas per la calda e suadente John Henry, e l’amico Dr. John per After you’ve gone, con l’amico Dr. House ad accompagnarlo al piano.

La prestazione personale di Laurie è sempre inappuntabile, con la materia prima di alta qualità (i pezzi storici) la lavorazione gli viene facile. Lui dichiara infatti che le registrazioni si sono dovute svolgere in pochi giorni ed in modo molto frammentario per i suoi impegni di attore e per quelli dei vari musicisti impiegati, ma le sue idee chiare le aveva sin dall’inizio.

Il pezzo che conclude il disco e gli dà il titolo, Let them talk, sembra proprio star lì per dire “Chiacchierate pure, io intanto l’ho fatto!”. E l’ha fatto bene, non lo avrà inventato dal nulla, ma lo ha ben assemblato aggiungendo quell’ingrediente speciale che rende speciale qualsiasi prodotto: il cuore.

 

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