E’ TORNATO ALLA GRANDE L’UOMO COL DIADEMA
JAMIROQUAI – ROCK DUST LIGHT STAR – Universal music - 2010
di Alessandro Tozzi

PRODUZIONE:Jay Kay, Charlie Russell & Brad Spence;
FORMAZIONE: Jay Kay – voce; Rob Harris – chitarre; Matt Jonhson – tastiere; Paul Turner – basso; Derrick McKenzie – batteria; Sola Akingbola – percussioni; oltre a vari turnisti ai fiati.
TITOLI: 1 – Rock dust light star; 2 – White knuckle ride; 3 – Smoke & mirrors; 4 – All good in the hood; 5 – Hurtin’; 6 – Blue skies; 7 – Lifeline; 8 – She’s a fast persuader; 9 – Two completely different things; 10 – Goodby to my dancer; 11 – Never gonna be another; 12 – Hey floyd.
BONUS TRACKS DISPONIBILI NELL’EDIZIONE LIMITED: 13 – All good in the hood (acoustic version); 14 – Angeline; 15 – Hang it over; 16 – Rock dust light star (live at Paleo); 17 – White knuckle ride (Alan Braxe remix); 18 – Blue skies (Fred Falke remix).
A 5 anni di distanza dal semi-flop di Dynamite torna in pompa magna il cappellaio matto della scena internazionale Jason Kay, nella sua espressione più alta: Jamiroquai.
Lo fa con un prodotto che in sostanza nulla aggiunge e nulla toglie alla consolidata stima guadagnata negli anni, ma almeno tornando su eccelsi livelli compositivi ed interpretativi,vale a dire con un album sufficientemente variegato all’interno delle macrocategorie rock, funky, pop, tanto è vero che compaiono in modo abbastanza rilevante fiati e parti elettroniche.
La title-track che apre il disco si avvicina molto al sound degli esordi, ma forse è anche più aggessiva in quanto piuttosto elettrica.
A dire il vero i singoli selezionati per promuovere l’album, la successiva White knuckle ride prima e Blue skies poi, sembrano rivelare un minimo di attenzione commerciale in più rispetto al passato, senza però avere il requisito fondamentale dell’acchiappo immediato: molto easy ma un po’ banale il primo, lagnosetto il secondo nonostante l’ottima prova della voce soffusa.
Archiviate queste piccole perplessità parliamo tranquillamente delle perle: All good in the hood, per esempio, Jamiroquai 100% ma con una spruzzata di anni ’70, come pure l’aggressiva Hurtin’, con le chitarre di Rob Harris che sembrano scippate ad Angus Young negli anni ’80.
Ma anche la tromba finale di Lifeline, la voce frusciante accompagnata dal sax durante Smoke & mirrors o la parte centrale dalla conclusiva Hey floyd, reggae puro, giusto per non farci mancare niente. E magari anche il coretto iniziale di Hang it over, pezzo presente come bonus track solo nell’edizione limitata, insieme ad alcuni takes alternativi dei due singoli, un energico live di Rock dust light star ed una versione acustica di All good in the hood. L’edizione limitata ha anche il pregio della cover con l’effetto live, diversamente dalla normale col semplice fondo nero.
Insomma squadra che vince non si cambia, e questo lavoro porta addosso il marchio di fabbrica Jamiroquai, quell’equilibrio tra rock e funky creato nel 1993 col disco che lo ha certificato per sempre, Emergency on planet Earth. Non sarà certo qualche anno in più e le piccole varianti introdotte di tanto in tanto a scalfire la gloria di un vero artista, dall’identità ben precisa.
