I KISS ALLA CONQUISTA DELL’EUROPA

di Alessandro Tozzi

Uno spettacolo dei Kiss non è mai uno spettacolo qualsiasi. Fin dal pomeriggio la zona circostante l’arena si popola di una folla di persone di ogni età, truccate di tutto punto, ognuna col suo personaggio preferito, molte imitando anche i costumi di scena. I Kiss hanno un’immagine così estrema che non ammette reazioni moderate: affascina oppure repelle. Quella del trucco è l’idea geniale che li ha consegnati alla storia, alimentando, soprattutto nei primissimi anni, il mito della loro identità, per una decina d’anni assolutamente segreta.

Lo show rispecchia in pieno questo desiderio di arrivare al limite; i quattro morti di fame di quasi 40 anni fa si sono proposti di realizzare il più grande spettacolo mai visto, e si dichiarano convinti di aver raggiunto l’obiettivo. Mi è troppo difficile dar loro torto dopo aver visto 5 serate del loro ultimo tour, che dopo l’America e il Canada ha toccato anche l’Europa per promuovere Sonic boom, il disco di 11 inediti giunto dopo una decina d’anni di attività esclusivamente concertistica. Dunque dopo vari anni, nonostante lo spettacolo sia prevalentemente basato sui grandi classici del gruppo, vengono introdotti in scaletta 3 nuovi brani, tratti appunto da Sonic boom. Fanno la loro porca figura anche al fianco dei pezzi storici.

Infatti dopo il solito urlo di battaglia e la caduta del telo con il caratteristico logo Kiss con la doppia S a forma di saetta (nessun riferimento al nazismo, basti sapere che i due fondatori della band sono di origine ebrea) si parte in quarta proprio con Modern day delilah, il brano che apre anche l’ultimo disco. I 3 frontmen scavalcano il gatto Eric Singer, seduto alla sua batteria, roteando sopra una pedana metallica, mentre su tutta la scena imperversano botti e fuochi. La voce da rocker vero di Paul Stanley non molla, spacca come sempre.

Il microfono passa poi al vampiro per eccellenza, Gene Simmons, l’altra mente dei Kiss, per un’apprezzatissima Cold gin, roba d’altri tempi, e Let me go, rock & roll. L’adrenalina sale ancora con Firehouse, conclusa col consueto numero da mangiafuoco di Simmons.

A questo punto la platea è perfettamente riscaldata per ascoltare un’altra perla di nuova pubblicazione, Say yeah; la inizia Paul Stanley, la concludono in 15mila nelle arene più grandi. Continua l’incessante pressione della batteria di Eric Singer, il palco è tutto un terremoto. Sguardi languidi nelle prime file, ampiamente ricambiati quando provenienti da elementi di sesso femminile.

Dopo qualche altra gemma come l’immortale Deuce, cantata da Simmons e conclusa col tipico ondeggiamento della band, arriva un’altra pensata nuova a valorizzare il contributo dei due ultimi arrivati (solo in senso cronologico, s’intende). Al termine di Shock me parte un pirotecnico solo di Tommy Thayer alla chitarra: il sound lancinante, lo strumento che spara, brucia e svanisce nel buio, un altro che ne compare, musica che riprende mentre Thayer si alza su una pedana e viene raggiunto nel suo assolo da Singer, il gatto che imbraccia un bazooka e fa altri danni, apocalisse totale! Circostanza ideale per proporre il pezzo più cupo tra i nuovi, I’m an animal, naturalmente partorito ed eseguito da Simmons; di qui una serie di piatti forti, con speciale menzione per l’epica Black diamond, brillantemente cantata da Singer e per l’eterna Detroit rock city, che si conclude con i musicisti paralizzati al centro della scena. Cosa stranissima, questa, ma dura pochi attimi.

Estasi pura coi numeri da circo, trademark naturale dei Kiss: Simmons vomita sangue e vola a 20 metri d’altezza per eseguire I love it loud; Stanley decolla, svolazza su tutta l’arena per poi atterrare su un palchetto in miniatura e cantare I was made for lovin’ you, la canzone che li ha resi celebri anche in Italia, territorio notoriamente non troppo favorevole ai 4 mascherati.

Nelle ultime date del tour spazio anche per un’ulteriore performance canora di Singer, che canta   Beth con il resto del gruppo ad accompagnarlo in versione acustica; dopo tanta potenza, il gatto fa le fusa.

Apoteosi definitiva con la nevicata finale di Rock & roll all nite, il comandamento dei Kiss, chitarra di Stanley spezzata in due ed esplosione di colori. L’arena bolle.

Dopo un paio d’ore del genere la sensazione all’uscita è confusa, inebriante, incredula. Chissà come fanno questi uomini sui 60 anni ad avere ancora queste idee e cotanta energia; gli stand del merchandise, altro settore in cui i Kiss sono stati pionieri assoluti in quanto anche validi uomini d’affari, subiscono l’assalto dell’orda barbarica dei fans assetati di magliette, gadgets vari e, novità assoluta di questo tour, registrazioni in tempo reale della serata su chiavetta USB. Tutto esaurito anche qui, dopo i botteghini di tutta Europa.

Solo i Kiss non sono ancora esauriti perché promettono ancora battaglia, anzi, a loro dire, nuovo disco e nuovo tour nel 2011. Il passaporto è ancora valido, sono già in aereo!

 

 

 

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