LIZZI GOODMAN – LADY GAGA I mille volti della nuova icona del pop – Rizzoli – 2010
(144 pagine a colori, formato 30,5 x 23 cm)
LADY GAGA, ARTISTA SEMPRE IN VETRINA
di Alessandro Tozzi

Parola d’ordine: esagerare! Queste 3 parole potrebbero racchiudere in sé la definizione del personaggio Lady Gaga, figura di difficile collocazione non tanto in senso strettamente musicale, quanto piuttosto come artista a 360 gradi, capace di tutto e niente. Ma diva vera, lei, che si ciba di riflettori, di fotografie autorizzate e abusive, di copertine, di chiacchiere da bar, insomma di tutto ciò che riporta il suo nome, una sua musica di fondo, una sua immagine.
Qui in realtà parlo di un libro, perciò metterei in secondo piano l’aspetto più direttamente musicale, cosa che tra l’altro fa l’autrice stessa, firma prestigiosa di riviste americane di musica e di moda. Ecco, la moda, è in effetti questo il nodo centrale del personaggio che viene affrontato nel libro, la pubblicazione degli albums viene appena menzionata. Si parla parecchio, con abbondante documentazione fotografica a colori e in maxi-formato, dei principali ferri del mestiere, voce a parte, di quella che è ormai un’attrazione internazionale. Dunque abiti, bracciali, anelli, parrucche, cappelli, pettinature e accessori d’ogni tipo: gli strumenti che l’artista usa per impressionare, sia dal vivo che attraverso lo schermo.
Tutti elementi di successo sapientemente costruiti dalla Haus of Gaga, l’imponente staff di stilisti e creativi vari ingaggiati ad hoc, che non perde neanche occasione per “arrotondare” immettendo sul mercato i prodotti più strani e apparentemente per nulla parenti della musica, come i profumi. In questo hanno probabilmente fatto scuola i Kiss, tra le influenze visive principali di Lady Gaga, anche negli effetti scenici, come si è visto agli MTV Video Music Awards 2009, in cui ha vomitato sangue, degna del miglior Gene Simmons.
Lo stesso discorso vale per i costumi a dir poco bizzarri utilizzati in ogni suo video. Il fatto è che Lady Gaga, stando alle sue dichiarazioni ma mi sembra di poterci credere, non è solo un personaggio costruito per la massa: lei è proprio così. Lei inventa spesso in prima persona le sue follie per sbalordire, ma perché sbalordire le piace davvero più di ogni altra cosa al mondo, non è il suo mestiere e basta. Lei vuole essere sempre guardata, meglio ancora se ammirata, ma deve essere perfetta: non si farebbe mai vedere in ciabatte e capelli raccolti a buttar via la spazzatura.
Anche certi suoi trascorsi con la cocaina e la sua tendenza alla bisessualità sono argomenti che lei tratta come se si discutesse se pioverà o sarà bel tempo, perché tutto fa brodo per chi vive la notorietà come una vera e propria ossessione; gli stessi titoli dei suoi due dischi contengono la parola fame. Oltre agli aspetti esteriori, anche i comportamenti adottati a volta ripetutamente contribuiscono a sostenere il carrozzone, come il tenere una tazza da tè violetta in mano ogni volta che si trovi in territorio inglese.
Ma, come conclude correttamente l’autrice, il segno distintivo è quello degli abiti frivoli, un monumento glamour; si potrebbero ogni giorno aprire delle scommesse, tipo “come verrà vestita oggi?” e nessuno indovinerebbe mai, perché lei ne pensa sempre una in più. Perfino a carnevale sarebbe impossibile per chiunque mascherarsi da Lady Gaga, perché lei è diversa ogni volta, anche se è sempre Lady Gaga, una “scultura vivente”.