‘NDUCCIO, UN CONTADINO AL COLOSSEO
ESILARANTE COMICITA’ DALL’ABRUZZO
di Alessandro Tozzi
Roma,
All’Ombra del Colosseo, 22 giugno 2011
Immaginate un contadino abruzzese, molto ignorante, strappato dalla sua vanga, dal suo trattore e dalla sua terra e portato improvvisamente a Roma sotto il Colosseo. Trattasi di Germano D’Aurelio da Pescara, in arte ‘Nduccio, attuale abitante di un paesucolo chiamato San Silvestro, giusto per ricordare che siamo ultimi pure nel calendario.
E’
una new entry de All’Ombra del Colosseo, voluta da Federico Bonesi,
presidente dell’Associazione Castellum, principale artefice dell’organizzazione
della manifestazione che da 22 anni regala buon umore ai romani, insieme al
sostegno della Regione Lazio e di varie istituzioni.
‘Nduccio ci tiene a precisare che appartiene all’Abruzzo Citeriore, da non confondere con l’Abruzzo Ulteriore; nell’Abruzzo Citeriore gli abitanti, quando parlano non si capiscono, ma neanche tra di loro!
‘Nduccio
è solito fare le proprie serate accompagnato da un’intera orchestra, i
cosiddetti concerti, come a lui piace chiamarli, fratta-fratta, poiché
spesso avvengono in aperta campagna, ma per l’occasione della sua prima assoluta
a Roma, ha provato uno spettacolo sperimentale con 3 soli musicisti, Yari De
Vivo al basso e al microfono, Patrick Marri al violino e Loris Donatelli alla
chitarra, comunque perfetti nell’accompagnare il protagonista in un’”accalorata”
serenata e in qualche altra gag finemente musicata.
Lo spasso del repertorio comico consiste in quella cadenza fortemente abruzzese, quei racconti delle pochezze del paese, delle chiacchiere dei pensionati, della minaccia di tornare la prossima volta con qualcuno dei suoi bislacchi parenti: la nonna di 92 anni coi suoi dolori “ginecologici”, il cugino suo coetaneo che pensa però di avere 23 anni, oppure, all’ultima spiaggia, il nonno di 98 anni eternamente ubriaco.
Sarà per prendere in giro i paesani, ma sul serio certe battute richiedono qualche attimo in più per entrare in circolo, e si vede dalla reazione della platea, ma quando arrivano sono colpi di genio veri!
I
tempi sono lenti, sembra che il comico voglia proprio riprodurre anche i ritmi
del paesello, ma ugualmente non passano venti secondi senza una battuta che va
dritta al cuore, anche con quell’attimo di esitazione in più.
Il fatto è che ‘Nduccio si vanta della sua ignoranza, anzi compatisce chi ha studiato tanto per rimanere ignorante, almeno lui non ha perso tempo; e poi è convinto che scarsa conoscenza equivalga a scarse preoccupazioni, perché l’ignorante è felice così, nel suo mondo dorato.
Tra tanti romani ‘Nduccio è stato il primo “esterno” a mettere piede all’Ombra del Colosseo, niente male come inizio per allargare il giro.