RUGANTINO
di Alessandro Tozzi
Produzione
Il Sistina & Artiflex
di Pietro Garinei, Sandro Giovannini, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Luigi Magni
con Enrico Brignano, Maurizio Mattioli, Emy Bergamo, Mario Scaletta, Paola Tiziana Cruciani, Michele Gemmino, Andrea Pirolli
Musiche Armando Trovajoli – Scenografie e costumi Giulio Coltellacci – Coreografie Gino Landi
Teatro Sistina – dal 24 novembre 2010 al 13 febbraio 2011
Ecco il classico evergreen, ho perso il conto dei remake proposti negli anni da quel lontano 1962 con Nino Manfredi mattatore assoluto.
E’ la commedia romanesca per eccellenza, che ha probabilmente trovato in Enrico Brignano il grande Rugantino del terzo millennio: Brignano, dato il personaggio costruitosi attorno nei suoi precedenti spettacoli, è l’identikit spiccicato di Rugantino, vale a dire il dritto del quartiere, il cercatore di polli da abbindolare, la sciupafemmine, potrebbe dirsi l’antenato del moderno “coatto”.
Non sono mancati momenti in cui certe caratterizzazioni, certi sguardi, certe movenze particolari hanno proprio richiamato alla memoria flash di altre sue interpretazioni, ma la piacevole sorpresa è la sua espressività anche nei momenti più drammatici della storia, quando c’è poco da fare il buffone.
La ricorrenza dei 60 anni di attività del Sistina ha creato qualcosa di davvero magico: la prima del 24 novembre scorso diretta personalmente da Armando Trovajoli stesso, il riciclo e il restauro delle scenografie e dei costumi originali, un cast completo di oltre 100 persone, inclusa l’orchestra di 16 elementi, repliche ininterrotte fino a metà febbraio. Una cosa fatta in grande, e il tutto esaurito registrato con largo anticipo sull’inizio delle rappresentazione lo certifica anche numericamente.
Maurizio Mattioli sembra stavolta un boia leggermente umanizzato, con una revisione del personaggio che può appartenere solo ai grandissimi.
Anche le presenze femminili sono in grande spolvero: Paola Tiziana Cruciani è molto abile nel ruolo della “complice” Eusebia così come Emy Bergamo nei panni di Rosetta, la donna contesa.
Il finale che tutti conoscono, con Rugantino che guarda in faccia la morte, innamorato ma ancora spavaldo, lascia la consueta possibilità di scelta: prenderlo come un gioco nell’ambito della scanzonata giovialità romana, ricordando sempre che siamo su un palcoscenico, oppure aprire un’infinita parentesi sull’amore, sull’onore, sulla vita e sulla morte.