RICORDO DI STEVE LEE
di Alessandro Tozzi

Steve Lee, stimatissimo cantante dei Gotthard e persona squisita come poche dell’ambiente, è morto il 5 ottobre scorso, condannato dalla sua passione per la moto ma senza colpa, in quanto travolto durante una sosta da un camion uscito di strada.
Ad essere cinici l’accaduto ha fatto impennare le vendite di tutti i prodotti dei Gotthard, che comunque andavano già molto forte almeno nella natìa Svizzera. Ma dubito alquanto che per i compagni superstiti questa sia una vera consolazione, perché i membri del gruppo erano tutti molto uniti, e quasi tutti insieme fin dai primissimi passi in campo musicale.
Dal punto di vista professionale solo belle parole possono essere spese per lui, basta riascoltare le sue interpretazioni ed apprezzare ogni volta di più il timbro caldo della sua voce unitamente ad un’estensione vocale invidiabile. Abilissimo indistintamente nei pezzi più aggressivi, come la cover di Hush di Joe South contenuta nell’omonimo album d’esordio o Sister Moon pubblicata sul loro terzo album, G, e in quelli romantici, come la classica One life, one soul, uscita anch’essa su G.
Ma sono solo esempi, in realtà puoi pescare come capita nel repertorio Gotthard e il risultato sarà sempre soddisfacente, fino a Shangri-La,, brano di punta dell’ultimo Need to believe. E anche dal vivo non ha mai tradito le attese, ci sono registrazioni e ricordi di tanti appassionati a testimoniarlo; dal vivo trovavi garantito lo stesso risultato del disco.
Detto quanto basta di Steve Lee artista, passiamo all’uomo. Ho avuto occasione più volte di vedere i Gotthard dal vivo e talvolta anche il privilegio di incontrarli e constatarne l’assoluta disponibilità.
Steve era un rocker vero ma
non quell’archetipo del cattivo, del bastardo che di consueto viene associato al
suo genere musicale di appartenenza. Anzi, aveva proprio quei modi gentili che
quasi non ci credevi, distribuiva autografi in quantità e si prestava di buon
grado a foto con i suoi ammiratori, coi quali si intratteneva volentieri, grazie
anche alle 4-5 lingue che parlava correttamente. Tanto per chiarire, nella foto
in cui è al telefono parla con la moglie di un caro amico, sua grande
ammiratrice ma nell’occasione impossibilitata a partecipare all’evento; vi
lascio immaginare l’entusiasmo della ragazza nel ricevere una simile telefonata!
E’ bastato un cenno e Steve ha composto il numero.

E’ in uscita una raccolta in suo omaggio, intitolata Heaven - best of ballads II che valorizzerà soprattutto il suo aspetto melodico; ci sarà anche un inedito, What am I, che rimarrà il testamento naturale di Steve.
Lo ascolteremo nella sua ultima performance con il piacere di sempre. Inviterei a farlo anche tutti gli aspiranti cantanti rock: c’è molto da imparare da lui, per fortuna resta ai posteri materiale in abbondanza.