I GRANDI VENETI
da PISANELLO a TIZIANO da TINTORETTO a TIEPOLO
dal 15 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011
Roma,
Chiostro del Bramantedi Claudia Pandolfi

La mostra presenta a Roma una selezione di dipinti della Accademia Carrara di particolare importanza.
La mostra prevista per Roma è stata pensata per proporre ai visitatori un percorso nella pittura veneta come è rappresentata nella Accademia Carrara, dal Quattrocento al Settecento, cioè da Pisanello a Tiepolo. Questa è una delle linee di scuola pittorica regionale più ampiamente presenti nelle collezioni del museo, in relazione alla storia culturale e politica di Bergamo, a lungo legata a Venezia e parte del territorio della repubblica Serenissima proprio nel periodo di quattro secoli preso in considerazione. La mostra sarà curata dal Professor Giovanni Villa Docente presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’ Università degli Studi di Bergamo.
L’esposizione presenterà esattamente ottanta dipinti dell’Accademia Carrara, tavole e tele, scalati in modo omogeneo lungo tutto questo periodo. Si inizia con la fase che ruota attorno alle personalità di Giovanni Bellini e Carpaccio, nella seconda metà del Quattrocento, con lo sviluppo della linea del Rinascimento settentrionale, per via cromatica e luministica anziché prospettica come a Firenze. La grande stagione rinascimentale cresce a Venezia nel primo Cinquecento e dura poi più a lungo che nel resto d’Italia grazie all’indipendenza politica della Serenissima.
Protagonista a Venezia e a Bergamo di questa stagione è ovviamente Lorenzo Lotto, e dopo di lui anche a Bergamo si sentono i riflessi della grande maniera veneta, con le opere di Tintoretto e Veronese, dei Bassano e di Paris Bordon, che portano avanti quasi fino alla fine del Cinquecento le estreme raffinatissime variazioni sul tema rinascimentale. Più complessa e meno conosciuta è la stagione seicentesca a Venezia, che invece merita di essere riscoperta per il suo fascino colto e di nuovo per l’importanza delle sue conseguenze su Bergamo.
Questa epoca è quella della riscoperta di Giorgione e di un nuovo classicismo letterario che recupera aspetti del primo Rinascimento.
Così
Padovanino rievoca i fasti di Tiziano, Carpioni dipinge scene classiche, e
pittori come Ridolfi o Pietro Vecchia reinterpretano con eleganza temi ispirati
ad un revival convinto recupera aspetti formali e di contenuto. Terza e ultima
grande stagione di questa vicenda quella del Settecento: notissimo e celebrato
il secolo della fine di Venezia presenta una incredibile varietà di
interpretazioni del mondo figurativo.

Capolavori straordinari si incontrano nella pittura sacra di Tiepolo, ma al tempo stesso si sviluppa lo sguardo oggettivo sul mondo che si manifesta nella resa precisa e ottica dei vedutisti: Carlevarijs per primo e poi Canaletto e Guardi, e infine Bellotto sono i protagonisti di questa nuova attenzione che costituisce un aspetto del tutto particolare della nuova cultura laica e razionale.
La chiusura del percorso con Pietro Longhi segna ancora una volta il contatto con il mondo della letteratura, la commedia veneziana di Goldoni in questo caso, che sembra essere costantemente una linea parallela a quella del mondo figurativo.
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