SE DEVI DIRE UNA BUGIA… PARTE SECONDA
GRANDE SPETTACOLO AL SALA UMBERTO
di Alessandro Tozzi
RAY
COONEY – SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA ANCORA PIU’ GROSSA – adattamento italiano
di Luca Barcellona
Regia Gianluca Guidi
Con Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti, Miriam Mesturino, Nini Salerno, Raffaele Pisu, Antonio Pisu, Domenico De Santi, Licinia Lentini, Selene Rosiello
Produzione Associazione Artù
Roma, Teatro Sala Umberto, dal 7 al 26 febbraio 2012
Foto di Sara Di Carlo
Le
bugie hanno le gambe corte. E’ una frase fatta che più fatta non si può, un
concetto che si impara da bambini e si fa proprio da adulti se dotati di una
certa etica e del normale buon senso.
E’ un concetto però del tutto sconosciuto a Ray Cooney, autore di questa commedia nell’occasione italianizzata da Luca Barcellona.
Il maestro della menzogna è Antonio Catania nella magistrale interpretazione del ministro De Mitri (che strano eh?) che, nonostante una seduta parlamentare fondamentale per il destino della nazione, progetta una notte di follie con l’amante Susanna Rolandi (Miriam Mesturino), segretaria del suo maggior partito avversario, nella suite nuziale 748 del Grand Hotel Plaza.
Sembra
tutto predisposto per la scappatella, anche la rassicurante telefonata del
ministro alla mogliettina fiera di lui, con la specificazione di non chiamarlo
perché sarà tutta la notte “in riunione”. Ma al quadro clinico vanno ancora
aggiunti molti elementi: l’invadentissimo personale dell’albergo, il direttore
Elio Sparolin (Nini Salerno) capace di entrare senza bussare a sua esclusiva
discrezione, e il cameriere (Raffaele Pisu) perennemente a caccia di cospicue
mance con qualsiasi pretesto; l’imbranatissimo segretario Mario Girini (Gianluca
Ramazzotti), mammone e maldestro e in continuo contatto telefonico con la
signorina Levi (Selene Rosiello), badante dell’anziana mamma; il gigantesco e
furibondo Paolo (Domenico De Santi), marito di Susanna con tanta voglia di fare
una strage e soprattutto un incomprensibile cadavere (Antonio Pisu) appeso alla
finestra.
Per
evitare lo scandalo l’onorevole è disposto a tutto. Inventa storie, persone,
circostanze impensabili per salvare la faccia, e tutto regge bene fino ad un
certo punto, finchè gli interlocutori si alternano. Quando però le bugie si
accavallano o si contraddicono l’una con l’altra si sveglia perfino il morto e
si comincia a perdere il conto e la lucidità: troppe bugie, troppe cose che non
quadrano. De Mitri ha una fantasia incredibile, le racconta con la naturalezza
del bugiardo di professione, ma intorno a lui non capisce niente nessuno.
Ottimi tutti, Nini Salerno come direttore inopportuno, Raffaele Pisu che sembra non curarsi del caos e pensare solo alle sue mance e tutti gli altri, ma il personaggio più esilarante, perfetto contraltare dell’impassibile onorevole, è senza dubbio il “portaborse” Girini, tanto tonto da tentare di entrare nel meccanismo perverso dell’inganno, con esiti a dir poco spassosi.
La
scenografia basata sulla finestra aperta che dà sul balcone che circonda tutto
l’albergo permette anche un certo movimento dei personaggi per apparire e
scomparire, ma anche l’armadio in cui si nascondono all’occorrenza morti e vivi
non è da meno.
Spettacolo divertentissimo grazie alla qualità del testo e alla bravura di tutti.