EDUARDO SBARCA A FORMELLO

“NAPOLI MILIONARIA” DELLA COMPAGNIA PARTENOPE

 

di Alessandro Tozzi

 

EDUARDO DE FILIPPO – NAPOLI MILIONARIA

Regia Carmine Ferrara

Con Carmine Ferrara, Tiziana Pagano, Raffaele Romano, Nunzia Luciano, Giuseppe Pagano, Lucio Ciardi, Francesco Spatarella, Fausto Cassi, Dino D’Acunzo, Anna Piscitelli, Diana Astori, Anna Sibilio, Josee Charpenter, Massimo Cerreti

Produzione Compagnia Partenope

Formello (RM), Teatro Comunale, 13 e 14 aprile 2013

 

Il grande Eduardo si fa apprezzare in automatico, ma se c’è una degna compagnia è sicuramente meglio. Come nel caso della Compagnia Partenope, sbarcata a Formello per due serate il 13 e 14 aprile.

Con la regia di Carmine Ferrara, interprete di Don Gennaro Jovine, si respira subito l’aria della guerra, l’aria del ventennio, l’aria dell’oppressione fascista, l’arte di arrangiarsi, universalmente riconosciuta come piatto forte di ogni vero napoletano.

Amalia (Tiziana Pagano), moglie di Don Gennaro, infatti si arrangia: traffica clandestinamente cibarie e generi vari nascondendoli sotto il letto e perfino dentro il letto. Lui mal digerisce il ricorso a queste pratiche abusive, ma in sostanza tollera per puro istinto di conservazione.

Colonna sonora della storia e della vita di quegli anni, i bombardamenti. Film visto molte volte, il finto morto. Mentre sta per arrivare il Brigadiere Ciappa (un sontuoso Lucio Ciardi) parte la messa in scena di Don Gennaro morto; lui si veste da morto, tutti si vestono a lutto, il Brigadiere certifica ironicamente l’”epidemia” perchè capisce il trucco, ha visto già sette morti nell,a sola mattinata... impazzano i bombardamenti, tutti scappano impauriti, ma Don Gennaro non batte ciglio fino a restare solo col Brigadiere.

E’ meraviglioso il “risveglio” di Gennaro-Ferrara sotto i baffetti impuniti e il modo in cui consuma la battuta “E mo’ si m’arresti si ‘na carogna!”.

La storia è abbastanza conosciuta perchè siamo di fronte ad un grande classico, comunque Don Gennaro parte per la guerra e se ne perdono le tracce; intanto Enrico detto “’O Sette Bellezze” (Giuseppe Pagano) insidia insistentemente Amalia prendendola anche come socio in affari poco puliti, tutta la famiglia si arrangia come può, compreso il figlio della coppia Amedeo (Raffaele Romano) che compie furtarelli su commissione in combutta con Peppe ‘O Cricco (Francesco Spatarella). Le donne del quartiere intanto parlano, sparlano e passano il tempo, strappando altri sorrisi.

Mentre si sta per ufficializzare il fatidico fidanzamento Gennaro torna sano e salvo. Ma inizia la parte più dolce-amara della storia. Tante cose sono cambiate rispetto a quando è partito, c’è meno miseria ma anche meno umanità, ci sono dei soldi realizzati senza scrupoli e una bambina gravemente malata, per salvarsi occorre un farmaco che proprio non si trova.

La riflessione sul senso della vita, sulla misura delle cose cui Eduardo ci ha educato merita sempre di essere compiuta una volta in più: inizialmente solo Gennaro sembra dare priorità assoluta alla salute della piccola.

I personaggi sono tutti caratterizzati molto bene, hanno tutti la napoletanità dentro, e c’è anche tanta umanità, come quella del Ragionier Spasiano (Fausto Cassi) che consegna senza alcuna pretesa il miracoloso farmaco, ricordando però ad Amalia di non essere stato oggetto di altrettanta generosità da parte sua quando ad aver bisogno è stato lui. Lezione di vita. L’unione fa la forza, non si può pretendere di non aver mai bisogno di nessuno.

La scena è ben costruita, al limite dalla baracca, umile ma con la sua dignità dentro. Si respira Napoli, la guerra, la disperazione, si vede prima la povertà, poi l’abbondanza, poi il valore vero, sotto forma della salute della bambina. Tutti abilissimi, con menzione speciale per Carmine Ferrara, anche in veste di regista, e Lucio Ciardi.

Finchè a Napoli ci sono compagnie come questa, Eduardo può davvero riposare in pace!

 

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