I SINGOLI DEI GOLDFRAPP

I SUCCESSI DEI PRIMI 10 ANNI IN UNA RACCOLTA

 

di A. T.

 

GOLDFRAPP – THE SINGLES – MUTE RECORDS - 2012

Produzione: Will Gregory

Formazione: Alison Goldfrapp – voce; Will Gregory –  tastiere; Angela Pollack – tastiere; Stephen Jones – basso; Rowan Olivier – batteria e percussioni; Davide Rossi - violino

Titoli: 1 –Ooh la la; 2 – Number 1; 3 – Strict machine (single mix); 4 – Lovely head; 5 – Utopia (genetically enriched); 6 – A & E; 7 – Happiness (single version); 8 – Train; 9 – Ride a white horse (single version); 10 – Rocket; 11 – Believer; 12 – Black cherry; 13 – Yellow halo; 14 – Melancholy sky; 15 – Utopia (plaid remix); 16 – Alive (cereal spiller remix)

 

Dieci anni sono un lasso di tempo congruo per tirare qualche somma. E’ quel che fa il duo composto da Alison Goldfrapp, voce sensuale e quasi incorporea, e il tastierista e produttore Will Gregory, che l’ha voluta con sé nel 2000 ascoltando alcune sue incisioni, con questa raccolta dei singoli sparsi nel decennio in cinque album.

Ci sono tutte le brevi fasi della loro carriera, dallo stimatissimo album d’esordio Felt mountain del 2001 all’ultimo Head first del 2010. Si parte con Ooh la la, martellante nel suo sottofondo acido, espressione infatti di quel periodo a metà del decennio, sostanzialmente gli album Black cherry del 2003 e Supernature del 2005, in cui i due viravano verso sonorità techno. Ma questo nulla può togliere al cantato di Alison Goldfrapp, a volta sussurrato e sensuale, altre volte straziato e ad alta tensione, dotato di un’intensa drammaticità. I sussurri sensuali arrivano subito dopo, però, con una Number one in cui mi sembra quasi di sentire il Marc Bolan di Get it on. Le tracce successive vanno indietro nel tempo e forse alla cose migliori: in Strict machine la voce va in bella evidenza e accarezza l’ascoltatore, sposandosi perfettamente anche con l’aspetto fisico della Alison, bellissima dal fascino misterioso. Apoteosi col fischietto che introduce Lovely head, in pratica la sua canzone numero zero, probabilmente quella che ha ammaliato Gregory, e anche i pubblicitari di una famosa casa automobilistica, che la vollero per uno spot.

E’ qui che lui si sbizzarrisce con i suoi arrangiamenti da faunetto dei boschi, con quegli effetti da vento sospeso, forse i rumori dei suoi sogni.

Così la ruvidissima Train ci porta col suo tempo paranoico fino ai suoni campionati finali, così Happiness moltiplica le voci e dà un po’ più di respiro con l’intervento del sax, la stessa Black cherry eccelle per l’atmosfera generale e Utopia (diciamo la canzone 0,5) incanta per la struggente melodia.

Piccole note stonate secondo chi scrive sono Rocket, Alive e Believer, tratte dall’ultimo Head first, ballabili anni ’80 facilotte e ben lontane dagli incantesimi dei primi anni, che poco si addicono ad Alison, capace di apparire come una bella donna dell’800 o come la fatina di ogni favola che si rispetti.

I due inediti segnano un parziale ritorno alle origini, in particolare Yellow halo fa simpatia anche per il suo video girato con il solo utilizzo di un iPhone; comunque suoni e immagini ci riportano indietro di una decina d’anni, pur non trattandosi di un pezzo eccezionale.

Ma se rappresentano un acconto della prossima uscita dei Goldfrapp c’è da ben sperare.

 

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