I KORN CHE NON TI ASPETTI
L’EQUAZIONE DA RISOLVERE E’ KORN + DUBSTEP = ???
di Alessandro Tozzi
KORN
– THE PATH OF TOTALITY – ROADRUNNER - 2012
Produzione: Jonathan Davis, Skrillex, Noisia, Excision, Kill the noise, Downlink, 12th planet, Feed me
Formazione: Jonathan Davis – voce e cornamusa; James “Munky” Shaffer – chitarra; Reginald “Fieldy” Arvizu – basso; Ray Luzier – batteria
Titoli: 1 – Chaos lives in everything; 2 – Kill mercy within; 3 – My wall; 4 – Narcissistic cannibal; 5 – Illuminati; 6 – Burn the obedient; 7 – Sanctuary; 8 – Let’s go; 9 – Get up!; 10 – Way too far; 11 – Bleeding out; 12 – Fuels the comedy (bonus track); 13 – Tension (bonus track)
I Korn sono un gruppo che ci ha abituato negli anni a cambiare pelle da un’uscita all’altra, segno anche della volontà di mettersi in gioco. Ma stavolta l’hanno fatta grossa!
Il leader Jonathan Davis deve essersi svegliato una mattina con un qualche motivetto elettronico in testa, ascoltato chissà dove e quando, e ha perciò ingaggiato il meglio che il mercato mondiale offre in termini di DJ e manipolatori vari dell’elettronica.
Ne esce un disco ibrido, che potrà far inferocire molti fan della prima ora e forse acquisirne di nuovi e più incantati ancora. Un disco che in realtà sembra più un capriccio personale del leader del gruppo, con gli altri a far da comprimari, perfino ai suoni campionati dei maestri del dubstep.
L’attacco
acido di My wall è la prima prova diretta, anche se già con le precedenti
Chaos lives in everything e Kill mercy within l’elettronica si
rivela molto più di un’aggiunta o di un orpello di abbellimento. Strutture
ritmiche che si spezzano e si ricompongono (Burn the obedient), acuti di
Davis poco funzionali al progetto (Illuminati), distorsioni, disturbi
vari, sonori e mentali; anche i synth prendono il sopravvento sui suoni
elettrici.
Meritevoli di essere salvate dal naufragio secondo chi scrive sono soltanto due tracce: Way too far, grave e lamentosa alla Marylin Manson per quanto riguarda il cantato, e comunque abbastanza solenne nella sua oscurità e nel suo ritornello-thriller. Sarà un caso che è il pezzo in cui l’elettronica è un po’ meno ficcanaso? E la conclusiva Bleeding out, che aggiunge un altro elemento inedito, la cornamusa suonata da Davis stesso. Introduce il piano, prima parte soffice ed elegante, poi subentra un riff più energico, almeno questa volta poco scavalcato dalla dubstep. Unico brano, insieme a Get up!, che possa avere l’ardire di essere accostato alla produzione più abituale dei Korn.
La
verità è che ci sono troppe assenze ingiustificate in questo album, almeno gli
altri tre Korn, ridotti nell’occasione a impiegati al servizio dei vari Noisia,
Skrillex e tutti gli altri vati del mondo elettronico. Un’altra verità è che non
sembra un effettivo capitolo della storia dei Korn, ma solo una nota a margine,
un lavoro di puro diletto. Un lavoro che non propone un paio di remix di pezzi
storici, è un disco fatto così per davvero, con 11 inediti più i due
dell’edizione deluxe. Ma purtroppo esce a nome Korn.