THE IRON LADY

di Claudia Pandolfi

diretto da Phyllida Lloys e interpretato da Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colmar. Produzione Gran Bretagna e Francia

 

Portare sullo schermo un biopic sulla lady di ferro, in un ritratto che fosse puntuale e coinvolgente non era sicuramente facile ma la regista Phyllida Lloyd, che ha già diretto Mamma Mia!, con l’aiuto di Abi Morgan alla sceneggiatura e lo straordinario talento di Meryl Streep, è riuscita a puntare l’attenzione sulla polivalente vita di Margareth Thatcher. Vita ‘privata', sospesa tra un presente offuscato dalla demenza senile e un nitido passato vissuto - nel bene e nel male - sempre da guerriera. E’ stata la prima donna occidentale ad assumere, per tre mandati, la guida di un Paese come la Gran Bretagna.

Circa due terzi del film viene speso per descrivere l’era post 2003 (dopo la morte Dennis Thatcher) con Thatcher che gira per il loro appartamento, parlando con la figlia, in allucinazioni su Dennis che mette i vestiti in disordine ecc. Fino a che l’assistente personale di Margaret non entra nella stanza, non vediamo che la donna siede al tavolo da sola. Denis è vivo solo nella sua immaginazione. Descritto in più di un’occasione quand’era in vita come “sempre presente, anche se non c’è mai”, Denis è ancora presente per Margaret.

Bloccata nella forzata inattività del pensionamento a combattere la cattiva salute, Margaret è sommersa dai ricordi. Frammenti della sua vita privata e della sua premiership si susseguono nella sua mente e li rivive in vividi dettagli. Mentre Margareth lotta per mantenere il proprio equilibrio, Denis la prende in giro e la punzecchia. La lotta, i trionfi, i tradimenti - alla fine, cosa ha ottenuto? Ora che tutto è stato detto e fatto, ne valeva la pena? The Iron Lady è la storia di una donna che venne dal nulla per sfondare le barriere di genere e di classe, per farsi ascoltare in un mondo dominato dagli uomini. E ‘un film sul potere e il prezzo che viene pagato per il potere, una storia che è allo stesso tempo unica ed universale..

Il risultato è un film che deluderà quanti si aspettavano un resoconto più puntuale e meno conciliante della Thatcher politica, perché - in effetti - The Iron Lady, come già in molti hanno detto, è un film sulla Thatcher senza thatcherismo, che sfrutta lo slancio di un personaggio noto e non comune per affrontare invece il tema molto più universale della solitudine di una vecchiaia che estingue le differenze di classe o le discrepanze economiche e che, volenti o nolenti, spinge a un resoconto esistenziale che cerca di rispondere a spinosi quesiti: chi siamo stati? Cosa siamo stati davvero per le persone a noi più vicine?

Londra, 2008. Con passo incerto ma grande determinazione un'anziana signora entra in una drogheria per comprare del latte, quando sente un prezzo per lei decisamente sproporzionato, la sua mente incomincia a spaziare tra presente e passato. La signora in questione è Margaret Thatcher, la prima - e finora ultima - donna a ricoprire la carica di primo ministro (dal 1975 al 1990) del Regno Unito, oramai ottantenne e affetta da una demenza senile che non riesce a distinguere presente e passato riuscendo addirittura a far rivivere il fantasma di Denis, suo marito defunto da tempo, magistralmente interpretato da Jim Broadbent, che fu il più importante pilastro della sua vita. Decidendo di disfarsi del guardaroba del marito orami da tempo defunto, la sua mente affronterà un viaggio nei ricordi, dall’adolescenza costruita sugli ideali religiosi e conservatori del padre -"Non seguire la massa, vai per la tua strada"-, gli anni di ascesa al potere e poi la vita da primo ministro (donna), in un ambiente maschile che tendeva a emarginarla - per le sue umili origini e per il fatto stesso di appartenere al sesso debole, doloroso e catartico, che rileggerà le sue scelte in una chiave più umana e nostalgica. Ripercorrendo mentalmente le tappe della vita che l'hanno vista cambiare e da volitiva adolescente diventare la Lady di ferro universalmente nota, artefice di scelte politiche coraggiose e impopolari come la poll tax o la guerra delle Falkland. La Thatcher ormai matura, pronta a firmare una serie di biografie si chiede, alla fine del film, quanto è stata capace di mettersi al servizio del mondo e quanto al servizio dei suoi affetti.

 

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