LA MATURITA’ DEI NEGRITA

“DANNATO VIVERE”, LA STORIA CONTINUA

 

di Alessandro Tozzi

 

NEGRITA – DANNATO VIVERE – UNIVERSAL  - 2011

Produzione: Fabrizio Barbacci

Formazione: Paolo “Pau” Bruni – voce, chitarra e basso; Enrico “Drigo” Salvi – voce e chitarra; Cesare “Mac” Petricich – chitarra; Francesco “Franky” Li Causi – basso; Cristiano Dalla Pellegrina – batteria

Titoli: 1 – Junkie beat; 2 – Fuori controllo; 3 – Brucerò per te; 4 – Immobili; 5 – Per le vie del borgo; 6 – Il giorno della verità; 7 – Dannato vivere; 8 – La vita incandescente; 9 – Un giorno di ordinaria magia; 10 – Bonjour; 11 – La musica leggera è potentissima; 12 – Panico; 13 – Splendido; 14 – Per le vie del borgo (John Type remix) (bonus track)

 

Disco che inizia apparentemente seguendo la falsariga del precedente Helldorado del 2008, con quel rock latino che tanti consensi aveva ottenuto allora. Infatti apre i giochi Junkie beat, che riprende quei ritmi, incalzanti si, rock si, ma di ampio respiro, con qualche effetto funk.

I due singoli a seguire, forse chiudono la perfezione raggiunta in quindici anni di carriera: ancora latina ma un po’ più aggressiva, il solito testo di denuncia sociale, generica ma non scontata, riepilogabile nelle parole “C’è chi è morto e non lo sa” oppure nella convinzione di vivere in un paese che “soffre di amnesie”, forse perché dimentica tante nefandezze. Chitarra di Drigo protagonista come nella successiva Brucerò per te, ballad non proprio epocale ma impreziosita proprio da un bel solo di chitarra, decisamente meglio e più congeniale degli archi.

Da qui il disco prende però una piega mista, che potrebbe far nascere indici di gradimento più incerti. Per le vie del borgo ripresenta la grinta di Pau al microfono come un tempo, ma il sound generale si fa un po’ meno rock e diventa una commistione varia, anche se molto ben orchestrata.

Dannato vivere è interessante ma dà l’impressione in qualche momento dell’eccessiva cantilena, oltre a qualche accenno reggae e un testo intelligente. Il giorno della verità e la conclusiva Splendido ripropongono Drigo in veste di cantante, bravo soprattutto nel crescendo della seconda. Anche gli elementi latini hanno un tocco più melodico in tutto l’album. Le parti elettroniche introdotte dal DJ JohnType si fanno ascoltare e apprezzare perché ben centellinate. Panico è invece un tipico pezzo da furia sottopalco.

La musica leggera è potentissima indica, nel sound e nel contenuto, il rifiuto dei Negrita alle etichette incollate di prepotenza alla musica. Ad ogni modo i suoni e le parole sembrano dare conferma al luogo comune per cui con l’età la contestazione assume toni più pacati, positivi, propositivi. Si urla meno e si ragiona di più.

Nel complesso un disco non eccezionale ma comunque tenuto meravigliosamente in piedi dal talento naturale dei cinque, che tradiscono un occhiolino alle classifiche ma senza esagerare in commercializzazione.

Vanno visti nella loro miglior espressione, cioè dal vivo. Saranno al Palalottomatica di Roma il 4 febbraio, sono pronto a giocarmi tutto che la carica sarà quella di sempre.

 

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