NEVE A ROMA
LA CAPITALE TORNA AD IMBIANCARSI
di Sara Di Carlo
4
e 10 Febbraio 2012, Roma
La nevicata del 1985 ormai non è più soltanto un ricordo e dei vecchi scatti fotografici su pellicola: Roma quest'anno ha voluto stupire i suoi abitanti e migliaia di turisti con un effetto davvero molto speciale.
La neve così abbondante non cadeva ormai da più di vent'anni: il panico iniziale, dovuto appunto alla straordinarietà dell'evento e della non abitudine dei romani alla coltre bianca, ha poi lasciato spazio allo stupore ed alla gioia. Migliaia di romani, quando la bufera è cessata, si sono riversati sotto il simbolo di Roma per eccellenza: il Colosseo.
Il
Colosseo, protagonista e spettatore allo stesso tempo della gioia di moltissimi
giovani euforici, bambini incantati, turisti increduli e romani pazienti, è
stata una delle mete più gettonate del week-end innevato. Guarnigioni di
centurioni si sono schierate sui colli adiacenti per una immensa partita di
palle di neve: quelli del Colosseo si sono sfidati con quelli di Colle del
Celio; quelli di Colle Oppio attendevano gli sprovveduti ed i disertori
centurioni senza “munizioni” di neve muniti di palle di neve.
Circo
Massimo invece è stato preso d'assalto dai numerosi amanti del brivido: con gli
slittini (alcuni fai da te sul momento) si sono lanciati lungo i pendii per
scivolare verso il basso, immergendosi nella neve.
In pochi attimi, qualcuno ha persino stilato su Twitter la cartina dei punti più idonei dove poter fare sci in città: così i Colli si sono trasformati in montagne, le salite in discese ove scivolare dolcemente con gli sci, ma soprattutto la città per un paio di giorni è stata riconsegnata ai cittadini. Poche le macchine in giro, poco rumore (se non le grida gioiose) e una umanità che si credeva perduta è tornata ad impossessarsi della popolazione.
Nel
1985 deve essere andata proprio così: avevo 5 anni, era la mia prima neve
romana. Curiosa sin da sempre, non ho esitato ad immergere le mani nude in
quella soffice coperta bianca: poco male se dopo si sono arrossate e ghiacciate.
Ricordo il mio non slittino: un semplice sacco nero dei rifiuti, il quale
bastava per poter scivolare dalla collinetta del giardino vicino casa. Ricordo
il mio piumino arancione fosforescente spiccare in mezzo al bianco.
Ricordo lo stupore e il sorriso di chi mi stava intorno, di chi aveva visto la
neve solo in montagna, di chi scendeva in strada e semplicemente alzava le mani
al cielo. Ricordo pupazzi di neve che vivono eternamente negli occhi di chi li
ha creati e negli scatti dei fotografi.
La magia di una atmosfera rara qui a Roma: andando oltre i disagi, è una magia
che va vissuta, almeno una volta ogni 25 anni.