WHEN YOU’RE STRANGE RISCOPRE I DOORS

IMMAGINI D’EPOCA PER RIVIVERE IL MITO

 

di Alessandro Tozzi

 

WHEN YOU’RE STRANGE

Regia Tom DiCillo

Film-documentario con immagini originali

Documentario, Usa, durata 90 minuti –  uscita martedi 21 giugno 2011

 

Tutti gli anni ’60 scorrono via in un’atmosfera di contestazione generale, il delitto Kennedy, la guerra del Vietnam e sommosse giovanili d’ogni tipo.

Territorio perfetto per la nascita di un gruppo come i Doors e di un leader come Jim Morrison, di cui in questa stessa edizione parliamo per ricordarne i 40 anni dalla morte, per incarnare questa protesta.

Scherzo del destino, Jim Morrison è figlio di un militare pluridecorato e autore di alcune missioni proprio in Vietnam, ma il suo spirito libero a tutti i costi lo spinge presto a tagliare i fili con la famiglia.

Senza voler ripercorre punto per punto lo svolgimento del film, e perciò della breve ma forsennata storia dei Doors, basterà dire che Morrison forma i Doors dall’incontro con Ray Manzarek, con una novità importante nell’ambiente del rock: i Doors fanno a meno del basso e affidano la ritmica agli organi e alle tastiere, le trucide tastiere di Manzarek, unitamente alla chitarra di Robby Krieger, che suona senza plettro, altro elemento piuttosto curioso.

Ne esce un genere rock si, ma con vari “disturbi” presi a prestito da altri genere e dalla fervida fantasia di Morrison, che dà ampio spazio a tale fantasia anche nei testi, lui appassionato di poesia e affascinato dagli interrogativi sulla vita e sulla morte.

Presto la sua figura diventa un’icona che lui si costruisce da sé con una certa abilità e una voluta teatralità. Trascinatore, provocatore assoluto, spaventa certe istituzioni perché, oltre ad essere maledetto, è anche terribilmente carismatico, intelligente, e soprattutto colto.

Scorrono le immagini degli arresti, dei processi, ma purtroppo anche dei malori continui dalle registrazioni di The soft parade in poi, perché Morrison usa e abusa tutte le droghe che si vanno diffondendo, in particolare l’LSD per le percezioni estreme che gli dà, e l’eroina, che sembra essere stata la causa diretta della sua morte, unico punto comune nelle tante versioni dei fatti.

La voce narrante di Morgan nell’edizione italiana ha la giusta solennità, nella distinzione dei momenti del successo fulminante, del treno che va fortissimo, e in quelli della forte depressione, dell’annuncio del ritiri dalle scene in favore della poesia, del rientro e della ricaduta.

L’altra buona idea del regista Tom DiCillo è quella di intercalare nel documentario vero e proprio certe immagini di Morrison stesso alla guida, tratte da un filmato sperimentale mai usato dai Doors, con la radio che dà la notizia della sua morte: anche questo è un’illusione per tenere vivo il mito.

Morrison dunque viene esposto come catalizzatore assoluto dell’attenzione, protagonista indiscusso, ma la pellicola mostra anche il gruppo e la sua unione finchè l’alcool e le droghe non lo rendono intrattabile, nonostante i tentativi di aiuto dei compagni e nonostante Morrison Hotel diventi disco d’oro in 2 giorni, soprattutto grazie al singolo Riders on the storm. In alcune immagini lo sguardo dei compagni quando Morrison giunge in studio in condizioni pietose la dice davvero lunga!

Il colpo di coda finale è L.A. woman, registrato nell’aprile 1971 in uno dei vari momenti in cui la situazione sembra tornare ragionevole, ma dopo un paio d’anni di malori e malumori il 3 luglio dello stesso anno il destino presenta il conto e un mito ancora giovanissimo (27 anni come Jimi Hendrix, Janis Joplin e Brian Jones), dopo tanto rumore finisce silenziosamente in una vasca da bagno, vittima della sua vita dissipata.

  

 

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