VAN DONGEN AL MAM

di Claudia Pandolfi

 

Kees Van Dongen (1877-1968) è un artista folgorante e scioccante che trova a Parigi la riconoscenza artistica negli anni ’20. L’esposizione che lo consacra si tiene al Museo d’arte Moderna ed è un avvenimento da non perdere. Dal 25 marzo al 17 luglio 2011.

Centrato sul periodo parigino dell’artista, l’esposizione riunisce circa 90 pitture, disegni e un insieme di ceramiche, dal 1895 agli inizi degli anni ‘30.

Le sfaccettature multiple dell’artista sono riunite in questa mostra. Pittore olandese, pronto alla caricatura e attivo nella denuncia sociale, artista d’avanguardia e figura del fauvismo, divenuto una delle grandi figure della scena parigina degli anni folli.

L’esposizione testimonia il successo dell’artista, le ricerche e le esposizioni recenti sul personaggio, folgorante nei suoi lavori e scioccante per la diversità dei suoi soggetti, hanno permesso di comprendere meglio l’ampiezza della scoperta dell’artista e della sua strategia artistica.

Il titolo "Fauve, anarchico e mondano » evoca meno una successione di periodi che una superposizione delle posture artistiche. Olandese, ribelle, vicino alle idee anarchiche notoriamente fauvista, corrente nella quale occupa un posto originale e un ruolo decisivo quanto alla sua diffusione all’estero (Olanda, Russia, Germania). Fauve « urbano », Kees Van Dongen si focalizza sul corpo femminile, in particolare il viso truccato fino alla deformazione dalla luce elettrica, preso in prestito da Degas e Toulouse-Lautrec, diviene in qualche modo il suo marchio di fabbrica.

Attraverso il colore, Van Dongen resta l’artefice del fauvismo.

Lo ricrea durante i suoi viaggi in Marocco, in Spagna e in Egitto agli inizi deglii anni ’10 o lo reinventa in Oriente, ma Parigi resta il soggetto principale della sua pittura. Montmartre – dove incontra Picasso e Derain – all’inizio del secolo, che lo seducono per il carattere «popolare» e la vita da Bohemien. Montparnasse, prima e dopo la guerra del 1914 di cui è uno dei principali animatori, mettendo in scena una nuova donna a connotazione più erotica. E infine la Parigi degli « anni folli » che Van Dongen qualifica come « periodo cocktail », dove si consacra esclusivamente alla nuova élite parigina. Uomini e donne di lettere, stars del cinema e del teatro, oggi dimenticati, annunciavano con quarant’anni di anticipo la « beautiful people » di Andy Warhol. Le pose sono esagerate, i vestiti e gli accessori teatralizzati rilevano il fittizio delle sue personalità che non esistono che attraverso il loro ruolo

Il successo di Van Dongen, che si può comparare a quello di Foujita e la sua partecipazione all’avanguardia, si fonde con un artista singolare, che affascina ancora per la sua verve e la sua libertà.

20 anni dopo la retrospettiva realizzata in collaborazione con il Museo Boijmans (« Van Dongen, la pittura », nel 1990), l’esposizione, curata dal Museo Boijmans Van Beuningen e organizzata in collaborazione con il Museo d’Arte Moderna della città di Parigi, riprende e completa l’esposizione del Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam (All eyes on Kees Van Dongen, 18 settembre 2010- 23 gennaio 2011). La mostra ha beneficiato di prestiti di grandi istituzioni nazionali e internazionali e di grandi collezioni private.

 

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