LE LUCI DI SETTEMBRE NASCONDONO TERRIBILI SEGRETI
DOPO "IL PALAZZO DELLA MEZZANOTTE"
ZAFÓN OFFRE UNA NUOVA INDIMENTICABILE PROVA D’AUTORE
Federica Sala
Carlos
Ruiz Zafón,
Le luci di settembre, Mondadori, 2011.
Durante l’estate del 1937 Simone Sauvelle, rimasta all’improvviso vedova, e con un’eredità di ingenti debiti lasciti dal marito, abbandona Parigi assieme ai figli, Irene e Dorian, e si trasferisce in un piccolo paese sulla costa della Normandia, per lavorare come governante per un ricco quanto misterioso fabbricante di giocattoli. L’uomo, Lazarus Jann, vive con la moglie malata in una maestosa residenza chiamata Cravenmoore. Tutto sembra andare per il meglio, Lazarus si dimostra un uomo piacevole e affacinante, e svela a Simone e ai suoi figli i segreti degli strani esseri meccanici che ha creato, e che sembrano dotati di vita propria.
Ma eventi macabri e strane apparizioni sconvolgono l’armonia di Cravenmoore: Hannah, la giovane cuoca di casa, viene trovata morta, e una misteriosa ombra si impossessa della tenuta. Spetterà a Irene, con l’aiuto di Ismael, giovane e taciturno marinaio, lottare contro un nemico invisibile e spietato per salvare Simone e svelare l’oscuro segreto che avvolge la fabbrica dei giocattoli. Un enigma che li unirà per sempre e li trascinerà nella più emozionante delle avventure in un mondo labirintico di luci e ombre.
Dopo L’ombra del vento e Il palazzo della mezzanotte, Zafón, autore spagnolo di assoluto talento, che ha ottenuto grande successo in tutto il mondo, riporta alla luce un romanzo scritto nel 1996 e mai pubblicato in Italia, originariamente scritto per un pubblico giovane.
Questo emozionante racconto è però solo in apparenza per ragazzi, e trasporta il lettore di ogni età in un mondo ‘altro’ dove la magia che anima un giocattolo meccanico appare plausibile, ma non per questo meno fantastica o orrorifica, trovando persino il modo di porre, con grazia e assoluta naturalezza, quasi casualmente, la questione classica del dualismo tra bene e male, dell’anima nera che si annida potenzialmente in noi, anche se la questione appare risolta, nel finale, con le modalità un pochino manichee tipiche della letteratura per ragazzi, tendenza che risulta meno marcata ne Il palazzo della mezzanotte.
La penna di Zafón, scorrevole e piacevolissima ma per nulla ‘facile’ o sciatta, svela un perfetto equilibrio tra scrittura evocativa, capacità di creare e mantenere la suspense, un pizzico di sentimento e la consueta maestria nel raccontare storie indimenticabili.
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