BLACK CROWES ACUSTICI: ARRIVEDERCI O ADDIO?
BLACK CROWES – Croweology – Silver Arrow - 2010
di Alessandro Tozzi

PRODUZIONE: Paul Stacey
FORMAZIONE: Chris Robinson – voce, armonica e chitarra; Richard Robinson – chitarra; Luther Dickinson – chitarra, mandolino e banjo; Sven Pipien – basso; Steve Gorman – batteria; Adam MacDougall - tastiere
TITOLI CD1: 1 – Jealous again; 2 – Share the ride; 3 – Remedy; 4 – Non-fiction; 5 – Hotel illness; 6 – Soul singing; 7 – Ballad in urgency; 8 – Wiser time; 9 – Cold boy smile; 10 – Under a mountain
TITOLI CD2: 1 – She talk sto angels; 2 – Morning song; 3 – Downtown money waster; 4 – Good Friday; 5 – Thorn in my pride; 6 – Welcome to the good times; 7 – Girl from a pawnshop; 8 – Sister luck; 9 – She; 10 – Bad luck blue eyes goodbye
Godibile ma per certi versi inquietante questo lavoro dei corvi neri, poiché
preceduto da una serie di dichiarazioni contenenti qua e là espressioni neanche
troppo sibilline tipo “disco di ringraziamento” o “pausa di riflessione”, seppur
senza pronunciare ufficialmente la temuta parola “ritiro”.
E anche perché non si tratta di un vero nuovo disco, ma una raccolta per così dire semi-live, cioè registrata in presa diretta nel giro di qualche giorno a Los Angeles; e anche perché la scaletta riguarda soprattutto i primi anni di attività della band, quell’inizio folgorante inquadrabile nel periodo da Shake your money maker a Amorica.
Il risultato è di tutto rispetto perché parliamo di fenomeni dell’hard rock, quello che ancora vive nel rispetto della tradizione, con quella voce di Chris Robinson tra Greg Allman e Mick Jagger, condita però con una spiccata personalità, oltre con le proprie composizioni di alto livello.
Così i momenti migliori sono i grandi classici come Remedy, Morning song o Jealous again, o magari qualcosa di semi-dimenticato e ben rispolverato, tipo Girl from a pawnshop o la sontuosa Cold boy smile, brano di esclusivo appannaggio dei fratelli Robinson.
Chris movimenta sapientemente il tutto anche attraverso l’armonica, che ha sempre quel potere di conferire il sapore antico a tutto, come avviene nell’energico blues di Downtown money waster, seguita poi dalla lamentosa Good friday, avviata proprio dall’armonica in versione piuttosto acidina.
Per
i seguaci meno accaniti l’ostacolo da superare può essere rappresentato dai
quasi 20 minuti del medley Ballad in urgency-Wiser time, forse eccessivo
davvero per un acustico ufficiale, magari adattissimo ad un bootleg destinato ai
fedelissimi.
Nella speranza che i timori di cui sopra si rivelino infondati, per ora si può ascoltare con piacere questo disco, ma chi ama i veri Black Crowes ricicli tranquillamente i primi 3 albums oppure il Live at the Greek del 2000 registrato con un certo Jimmy Page.