Lanterna Verde

di Claudia Pandolfi

 

Regia: Martin Campbel

Interpreti: Ryan Reynolds, Blake Lively, Mark Strong, Peter Sarsgaard, Tim Robbins.

Provenienza: USA

Durata: 105 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

Nonostante qualche licenza, la storia è abbastanza rispettosa del materiale originale. Il Corpo delle Lanterne Verdi vive in un universo lontano e misterioso, chiamato Oa, dove la loro missione è divulgare un messaggio di pace e di giustizia in tutto lo spazio intergalattico. Ognuno di loro indossa un anello verde che trasmette superpoteri telepatici. Quando però Parallax minaccia di distruggere l’Universo, il prescelto che lo dovrà sconfiggere è un umano, Hal Jordan Ryan Reynolds), al quale l’alieno Abin Sur consegna il suo anello prima di morire. Hal è un bravo pilota ma molto presuntuoso, e dovrà imparare a conoscere le sue debolezze insieme ai suoi nuovi poteri per sconfiggere il nemico Parallax e provare finalmente di poter far parte del corpo delle Lanterne Verdi.

Il collaudatore Hal Jordan, interpretato da un Ryan Reynolds sopra le righe per tutta la durata del film ridicolizza, quasi a mo’ di parodia, ogni potenziale momento eroico o solenne. Il personaggio è lontanissimo dalla sua controparte fumettistica e il suo percorso individuale è banale, trattato in maniera superficiale ed irritante. Il suo addestramento sul pianeta Oa, centro dell’universo e sede dei Guardiani, dura non più di cinque minuti e viene limitata in questa breve parentesi la presenza delle altre Lanterne.

Tomar-Re, doppiato dal grande Geoffrey Rush, spiega in maniera troppo sbrigativa il funzionamento dei poteri dell’Anello. Il gigantesco e severissimo sergente Kilowog, con la voce di Michael Clarke Duncan, sottopone Hal ad un addestramento eccessivamente rapido per essere credibile. Dopo Kick-Ass e il Robin Hood di Ridley Scott, Mark Strong continua a interpretare il ruolo del cattivo nei panni di Sinestro. O, almeno, col senno di poi sappiamo che lo diventerà perché, nella pellicola, la futura arcinemesi di Green Lantern non è ancora corrotta e risulta praticamente inutile.

 “In brightest day, in blackest night…” Inizia così il giuramento delle Lanterne Verdi che ogni lettore dei fumetti DC conosce a memoria. Purtroppo “il giorno più luminoso” tanto desiderato dai fans si è rivelato “la notte più profonda”. Creato da John Broome nel ’59 per rinverdire, è proprio il caso di dirlo, il personaggio originale creato da Bill Finger nel ’40, il protettore del nostro settore dell’universo, Hal Jordan, esce con le ossa rotte da questa attesa trasposizione cinematografica che, purtroppo, ricorda troppo da vicino cinecomics fragili e puerili come I fantastici 4 e Iron-Man 2.

Martin Campbell, già regista di due 007 e dei due Zorro con Antonio Banderas, realizza qui un film su misura per i bambini, con una durata di un’ora e 45 minuti, irrisoria per raccontare una storia che dovrebbe essere di ampio respiro epico, soprattutto in confronto alle oltre due ore dei molto più adulti Superman, Batman, Watchmen o V for Vendetta. Campbell si lascia sfuggire di mano la componente comica che risulta troppo marcata ed invadente, la parte epica è azzerata drasticamente e gli elementi iconici della mitologia di Green Lantern sono semplificati all’eccesso.

  

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