OMAGGIO A BOB MARLEY
30 ANNI FA SCOMPARIVA IL PADRE DEL REGGAE
di Alessandro Tozzi
Trent’anni!
Un’enormità e un attimo al tempo stesso. L’11 maggio 1981 scompariva Bob Marley.
Lo dico chiaro subito: personalmente non sono mai andato pazzo per il reggae e dunque neanche per Bob Marley come artista in sé.
Però ritengo giusto, in una ricorrenza così importante, ricordare il
personaggio, al di là dei suoi successi planetari come Get up, stand up o
No woman, no cry o anche Buffalo soldier, che hanno fatto la
storia perché certificati dall’acquisizione nel proprio bagaglio culturale nel
mondo intero.
Dunque può tranquillamente dirsi che Bob Marley ha brevettato il reggae, ed è un merito enorme. Ma come se non bastasse, lui è stato molto di più di un grande artista.
E’ stato un uomo di grandissimo coraggio per come ha affrontato il suo male, ben conosciuto qualche anno prima della morte: lo ha affrontato continuando a fare l’artista e mettendosi al servizio dei suoi ideali e del suo paese, quella Giamaica che il destino crudele gli ha impedito di rivedere prima di trapassare.
Ha
fatto tutto come se niente fosse finchè le forze lo hanno sostenuto, ha provato
tante cure non tradizionali, sorretto dalla speranza. Ha denunciato i mali della
Guerra Fredda, le divisioni del suo amato paese, ha
lottato
contro ogni forma di razzismo e di limitazione della libertà; per fare una
battuta ha avuto 13 figli da 9 donne diverse, se non è libertà questa… E’ stato
una sorta di alter ego del punk in termini di denuncia sociale, una protesta
magari meno violenta musicalmente ma altrettanto decisa.
Coerente ad ogni costo, tanto che quel pizzico di leggenda che con un
personaggio di questo calibro non guasta mai racconta che alla prima diagnosi
del melanoma che poi lo ucciderà, nell’estate del 1977, gli venne suggerito di
amputare l’alluce del piede, punto dal quale aveva origine il male, ma lui non
si prestò al taglio per convinzioni religiose. Sfido qualsiasi cattolico a
scherzare con la morte in questo modo!
Nei suoi ultimi anni, peggio stava e più si offriva in difesa dei suoi princìpi, fino a quel 23 settembre 1980 che ha rappresentato, e lui lo sapeva, la sua ultima performance, a Pittsburgh, in Pennsylvania, performance oggetto di una pubblicazione commemorativa dal titolo Live forever, magari una prestazione non favolosa, ma da ascoltare e far ascoltare come pagina di storia e di sentimenti in conflitto.