MILLE LIRE AL MESE, IL SOGNO DI UN TEMPO
AL PARIOLI RIVIVE PER UNA SERA IL MITO
di Alessandro Tozzi
CARLO
GAUDIO – MILLE LIRE AL MESE
Regia Fredy Franzutti
Con Emanuele Lucas, Valentina Gullace, Giuseppe Zeno, Andrea Sirianni, Carlos Montalvan, Chiara Graziano, Elena Marzano
Roma, Teatro Parioli, 12 maggio 2011
Gli anni ’30, il regime fascista appena insediato, i grandi progetti per l’avvenire, l’illusione della grande nazione, del benessere.
Poi la guerra, la caduta, la delusione ma anche il senso di unione, di
solidarietà di un popolo che si è rimboccato le maniche e ha cercato di “pensare
positivo” e ripartire con entusiasmo. Quell’entusiasmo che oggi, a conti fatti,
non c’è più, con la crisi internazionale, l’incalzante, dura quotidianità e con
un meraviglioso futuro allora sognato e per niente realizzato.
Perciò, nella convinzione dell’autore, espressa in apertura dalla partecipazione straordinaria di Giuseppe Zeno con la sua intro, gli anni ’70 rappresentano lo spartiacque, gli anni in cui l’immaginario grafico dell’ottimismo popolare ha iniziato a fare dietrofront dopo aver raggiunto la cima. Questo spettacolo ci fa rivivere quegli anni ineguagliabili nella coscienza italiana attraverso le canzoni diffuse dalla radio, che stavano diventando oggetto di consumo e specchio della realtà del paese.
Si
scopre così che Pippo non lo sa e Maramao perché sei morto? non
erano solo canzoncine per bambini, ma in pratica antenati della satira moderna,
per aver avuto come obiettivo esponenti del governo fascista del tempo. I sogni
degli italiani si materializzano poi sotto forma del tormentone Mille lire al
mese, se vogliamo l’antenato del 13 al Totocalcio o perfino del 6 al
Superenalotto.
Ma
la fiducia della nazione di quegli anni si dedica anche a cose più frivole, come
l’accompagnare una bella ragazza a passeggio (Bellezza in bicicletta)
poiché comunque è ancora dominante la figura maschile, e i mestieri
all’avanguardia per le poche donne che lavorano sono la segretaria o la
dattilografa, spesso nella speranza che un capufficio facoltoso le noti.

Bravissimi Emanuele Lucas e Valentina Gullace in veste di cantanti, ma anche come ballerini in affiancamento ai ballerini professionisti della suola Il Balletto del Sud Carlos Montalvan, Chiara Graziano ed Elena Marzano, insieme all’impeccabile “voce narrante” Andrea Sirianni. Tutti bravissimi a catapultarci 80 anni indietro, anche attraverso i costumi e gli oggetti di scena. Pioggia finale di biglietti da mille ed effetto retrò completo.
Chi ha detto che si deve guardare sempre avanti? E se dietro lo scenario fosse migliore?