INTERVISTA A GIUSEPPE MINCUZZI
di Fabrizio De Luca

Giuseppe sei un poeta... con i tuoi versi cosa vuoi comunicare?
Ogni forma d´arte che descrive il nostro vissuto ci colpisce maggiormente. Anche la poesia non sfugge a questa regola. E proprio per questo lascia un segno nel cuore e nella mente di chi ascolta o legge le mie composizioni, questo cerco di comunicare.
Da dove nasce il tuo bisogno di comunicare?
Tutto ciò che io riporto in musica o in prosa rappresenta fatti accaduti a me personalmente o a chi mi sta intorno. E anche quando parlo di tematiche internazionali prendo spunto da avvenimenti reali che mi hanno colpito. Non c´è niente di costruito. Qualche poeta compone su commissione; io scrivo solo quando è l´anima che me lo detta. E le mie poesie sono di tutti, perché ognuno ha sempre qualcosa da dire. Ricevo molte e-mail di persone che si riconoscono nei miei componimenti. Come, per esempio, con Cecilia, una poesia che narra la storia di una mia amica la quale, picchiata dal marito che aveva il vizio del gioco e del vino, ha avuto il coraggio di non aprirgli più la porta di casa, nonostante l´amasse molto.
Nelle tue esibizioni dichiari sempre le tue origini popolari, dove e come sei cresciuto?
Sono nato alla Garbatella che adoro, ma sono cresciuto a San Paolo, quartiere adiacente. La mia comitiva era a via Chiabrera, a 100 metri dal bar della Banda della Magliana. Anni difficili, dove per rimanere un "bravo" ragazzo si doveva faticare molto per non cadere nella tentazione del soldo facile. Ma non tutto butterei dell'aver vissuto in un contesto del genere. Non fraintendermi, non voglio mitizzare quella gente come fanno nelle fiction, ma regole come lealtà e rispetto, si acquisiscono soprattutto nelle borgate e te le ritrovi soprattutto quando devi convivere con le cosiddette persone per bene.
Molte persone, forse troppe si riempiono la bocca di romanità.... secondo te cosa significa essere Romani?
Se mantenere viva la tradizione della poesia dialettale significa identificarsi e difendere il proprio territorio per evidenziare delle differenze sociali, allora e' meglio che i dialetti scompaiano. Se, al contrario, diventa uno strumento di scambio culturale, positivo e propositivo, che avvicini la gente di varie regioni, allora facciamo in modo che il dialetto viva per sempre. Sicuramente e' importante che non muoia la poesia, significherebbe la morte delle emozioni.
La tua poesia non è quello che si dice politicamente corretta; a quale scrittore o poeta ti senti vicino?
Prima di rispondere alle tue domande, volevo ringraziarti per l'importante vetrina che mi stai offrendo. Grazie a persone coraggiose come te noi autori esordienti godiamo di uno spazio altrimenti negato dai "grandi personaggi". Siete una vera e propria cassa di risonanza per noi emergenti che io amo definire “la voce sotterranea” dell'editoria. Detto questo, per quanto mi riguarda, sento di rispecchiarmi maggiormente in Belli ma solo per il suo modo di fare. Lui leggeva i suoi versi direttamente al popolo romano, tra i vicoli e i rioni. Cercava di svegliare loro l'anima affinché reagisse per poi ribellarsi contro lo strapotere asfissiante papalino. Anche io, nel mio piccolo, vorrei realizzare qualcosa di simile. Una grande differenza, rispetto a tutti poeti che scrivono in dialetto romanesco (compresi quelli contemporanei), e' quello di farlo in "romano". Ho usato soltanto la sonorità e la musicalità del dialetto puro, per rendere i miei versi diretti, per dare più enfasi alle poesie ma soprattutto per rendere il mio messaggio leggibile a tutti e non solo ai romani. Non sono il paladino del romanesco, per questo esistono poeti molto più bravi di me, che lo difendono con autorevolezza affinché non muoia mai.
Grazie mille Giuseppe anche a nome di www.sulpalco.it che ci ospita. Ora ti chiedo: hai una bacchetta Magica, potendo fare tre Regali a Roma... quali sarebbero?
Lavoro per tutti - Niente più furbi - La Champion’s League alla mia amata Roma!
Giuseppe Mincuzzi Poeta... chi è?
Un poeta che ha scelto di raccontare la quotidianità di una metropoli, graffio con le parole, attacco irriverente, ironizzo e denuncio quelle ingiustizie che non mi vanno giù. Sono così, istinto e sentimento, rabbia, tanta. Penna tagliente quando descrivo popolo, potenti e i mille volti di una metropoli con tutti i mali che ti sbatto in faccia... uno normale. Oggi queste caratteristiche sono attribuite a uomini speciali ed invece dovrebbe essere la realtà. Sono anche un grande romantico, scrivo canzoni d'amore e vorrei fare solo questo, significherebbe l'inesistenza di problemi .... ma questa è utopia.
E’ stato un onore. C'è ultima cosa che vorresti dire a questa nuova rivista on line ed ai suoi lettori?
Ben vengano progetti come questa rivista. La storia lo insegna, solo con la cultura si possono migliorare le condizioni di un paese (e del mondo oserei dire). Ancora meglio se questa cultura possa essere libera. L'egemonia della comunicazione non porta lontano... Ai lettori di www.sulpalco.it vorrei lanciare molto umilmente un messaggio. State molto attenti a quello che leggete. Cercate di informarvi per essere sempre pronti a criticare, in modo costruttivo, laddove ce ne sia bisogno. Ringrazio la redazione per questa vetrina che mi avete regalato. Giuseppe Mincuzzi er Poeta Metropolitano.
Cosa dire ancora ? Che nel suo nome semplice e popolare sta la forza del suo destino... è lui il Poeta Metropolitano.
Note sul Poeta Metropolitano: Giuseppe Mincuzzi nasce a Roma l'11 agosto 1963 nel popolare quartiere della Garbatella, è un artista poliedrico dei nostri giorni che ci fa emozionare tra musica e poesia. Partecipa a varie manifestazioni e performances in teatri e locali. Tra le sue opere poetiche ricordiamo Rabbia metropolitana e il suo recentissimo successore Vorei li negozzi come quello de Walter, edito in proprio dall’autore, visibile e direttamente acquistabile dal seguente link:
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