PAUL, L’ALIENO UN PO’ GOFFO

NE’ CREDIBILE NE’ AFFASCINANTE

 

di Alessandro Tozzi

 

PAUL

Regia Greg Mottola

Con Simon Pegg, Nick Frost, Kristen Wiig, Jason Bateman, Bill Hader, Sigourney Weaver, Jane Lynch, John Carroll Lynch, Jeffrey Tambor

Commedia, Francia/Regno Unito, durata 104 minuti – Universal Pictures – uscita mercoledi 1° giugno 2011

 

 

Film che tenta di coniugare un po’ di comicità e un po’ di fantascienza, col risultato di risultare piuttosto maldestro nell’una e nell’altra.

Due appassionati di fantascienza in vacanza, Graeme e Clive (Simon Pegg e Nick Frost), sono nei pressi dell’Area 51 e si imbattono per caso appunto nell’alieno Paul, che parla in Italia con la voce di Elio, l’esatta immagine dell’alieno costruita dai media: omuncolo verde, con grandi occhi e poteri guaritori come Gesù, risultato però, per sua stessa rivelazione, non di una fede ma dell’evoluzione ottenuta in tempi cosmici.

Il fatto è che Paul è in fuga proprio dall’Area 51, dove per anni è stato costretto a fare da consulente a governi e autori cinematografici, anche allo scopo di costruire la sua figura nell’immaginario collettivo. L’obiettivo è ovviamente quello di tornare a casa, ma è braccato dagli agenti segreti, alcuni dei quali a loro volta maldestri, come i due collaboratori di Zoil (Jason Bateman), interpretati da Joe Lo Truglio e Bill Hader.

Graeme e Clive, dopo il dovuto stupore, in un attimo si schierano dalla sua parte e decidono di aiutarlo a raggiungere il punto di contatto con i suoi simili.

Insomma il film è tutta una fuga, qualche pallottola sparata, ma nel complesso una comicità abbastanza sgangherata e una fantascienza appena accennata, ma più nella passione dei due protagonisti che nelle scene vere e proprie.

Al di là dei poteri speciali, Paul è troppo umano, sembra che dentro ci sia un bambino, come un piccolo Gabibbo; anche il suo parlare non è scientifico per niente, è da adolescente dei giorni nostri. Perfino un tentativo di tenerezza tra Graeme e Ruth (Kristen Wiig) è debole, uno più impacciato dell’altro.

Alla fine si tratta di una pellicola che non fa sognare altri mondi più di tanto e nemmeno diverte. Un compromesso poco riuscito, anche se gli interpreti lavorano bene.

  

 

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