LA GALLERIA PENTART ESPONE D’AMBROSIO
IN MOSTRA TANTE OPERE DELL’ARTISTA SCOMPARSO
di Alessandro Tozzi
RICORDO
DI TOMMASO D’AMBROSIO
Direzione Rossana Cati
Direzione Artistica Claudio Morleni
Roma, Galleria Pentart, dall’8 al 14 luglio 2011
Vicolo del Cinque, in pieno Rione Trastevere: cosa c’è di meglio per ricordare un maestro impressionista della scuola napoletana come Tommaso D’Ambrosio, scomparso nel 2005 e qui fortunatamente ricordato per volere dei suoi familiari e grazie all’appoggio del Direttore Artistico Claudio Morleni?
Nulla, perché il maestro era, si, di Torre Annunziata, ma romano d’adozione dal 1968, poiché a Roma ha vissuto da allora, con il maggior successo come pittore, oltre che con l’onesta attività della docenza presso le scuole medie statali.
Ecco dunque l’esposizione di circa 60 tele per una settimana in uno degli scorci più veraci di Roma.
Il
suo stile può essere inquadrato come impressionista ma ha il suo tratto
distintivo, naturalmente più o meno congeniale a seconda dei gusti: è un tratto
vivace il suo, molto aggressivo, quasi nervoso. Molto spesso grosso, ma sempre
libero, rapido, anche nel rappresentare soggetti apparentemente più soavi come
una cascata d’acqua o il Golfo di Napoli visto dall’alto con le sue barchette.
Anche certi autoritratti sembrano perfino incompiuti per certe spigolosità o irregolarità. Ma erano quelle del suo animo, lui ha sempre scelto di rivelarsi come era.
L’uso
dei colori, poi, quasi caotico, mai centellinato, come se ad ognuno di essi
corrispondesse una sfumatura delle sue emozioni, l’alternarsi delle speranze,
delle illusioni, delle rassegnazioni, degli alti e bassi del suo io. Colori vivi
e meno vivi, ma sempre protagonisti assoluti, che danno sostanza al dipinto.
Non era nemmeno così legato alla tradizione per partito preso; ad esempio il sottoscritto è rimasto colpito dalla quantità di tele in cui dominano automobili, anche in fila (scena modernissima sia di Roma che di Napoli), che tra l’altro rivelano inequivocabilmente anche il periodo di appartenenza, in buona parte gli anni ’60 e ’70.
Un
artista che forse ha ben coniugato ed espresso su tela quel che di meglio c’è
nei sentimenti partenopei e romaneschi insieme.
Lasciando ai più competenti valutazioni specifiche sulla tecnica o sulla genialità, mi limito ad affermare che trovo Tommaso D’Ambrosio un artista vero e sincero, che ha probabilmente vissuto e dipinto per sé stesso e per gli altri insieme.
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