STUDENT SERVICES
di Claudia Pandolfi
Un
film di Emmanuelle Bercot.
Con Déborah François, Mathieu Demy, Alain Cauchi, Benjamin Siksou, Anna
Sigalevitch. Lou Bohringer, Marc Chapiteau
Titolo originale Mes chères études.
Drammatico, durata 106 min. - Francia 2010. -
Sembra che in gran parte dell’Europa, e in particolar modo in Francia, sia in deciso aumento il numero di ragazze che, a causa di difficoltà economiche, decide di pagarsi gli studi e qualche piccolo extra prostituendosi. Esistono addirittura siti internet che permettono di conoscere gente, ragazze già nel giro per avere dritte, suggerimenti e qualsiasi altra informazione sull’argomento.
La regista francese Emmanuelle Bercot, prendendo spunto dall’anonima
autobiografia di Laura D. Mes chères études (che è anche il titolo
originale della pellicola), racconta la vicenda di Laura (Déborah François),
diciannovenne studentessa francese al primo anno di università.

Di famiglia povera, con i pochi soldi mandatigli dai genitori e quelli guadagnati con un lavoro part-time in un call center, non riesce a tirare avanti con gli studi né a pagare le spese di un appartamento che condivide con il fidanzato Manu (Benjamin Siksou), un giovane tutto pieno di sé. Cercando un secondo lavoro su internet si imbatte su una bacheca di annunci di lavoro a “luci rosse” e, in particolare, nel messaggio di Joe (Alain Cauchi), un ricco uomo di mezza età in cerca di brividi. Da quel momento inizia per Laura un lungo viaggio nel mondo del sesso a pagamento, in perenne bilico tra la felicità di poter avere uno stile di vita insostenibile per la maggior parte delle ragazze della sua età e il dolore per il suo corpo, ormai ridotto a una semplice merce di scambio. Benjamin (Mathieu Demy), un trentenne disoccupato, diventa per Laura l’unica via d’uscita da questa spirale ma rimarrà delusa ancora una volta.
La
Bercot sceglie la via della tematica d’impatto associandola ad immagini
indubbiamente forti, sfruttando appieno la bravura e il fisique du role
della François. Tuttavia la pellicola non riesce a catturare completamente l’attenzione,
ponendosi come un asettico resoconto delle vicende della protagonista. Se il
film vuole essere un ammonimento alla società che abbandona al suo destino la
protagonista e tante altre ragazze come lei o un attacco alla sempre crescente
mercificazione del corpo femminile, la denuncia rimane decisamente troppo in
superficie. E il percorso interiore di Laura appare spesso frettoloso (al
“secondo appuntamento” sembra già una consumata professionista) e l’empatia
dello spettatore si annacqua tra l’ennesima scena hard e qualche dialogo non
proprio riuscitissimo (il fidanzato di Laura che si preoccupa per lei perché non
prende i soldi prima del rapporto).
A
livello stilistico
Student Services
spiazza in più di un'occasione. In una pellicola drammatica dominata dal
grigiore e dalla piattezza tipica dello stile televisivo, ma anche dei
reiterarsi delle situazioni in cui Laura si va a trovare, risulta curiosa la
scelta della Bercot di creare una sorta di distanziamento emotivo attraverso l'uso
di effetti grafici (il costo delle prestazioni in concomitanza con le
performance sessuali, le liste della spesa e delle bollette) che appaiono in
sovraimpressione in vari momenti del film). Questa ambiguità di fondo tra dramma
e reportage, così come i bruschi cambi di umore a cui i personaggi del film
vengono sottoposti, sono probabilmente dovuti ai limiti del mezzo televisivo, ma
fanno pensare anche a carenze a livello di scrittura e comunque indeboliscono l'effetto
complessivo del film..